
Nei giorni scorsi è stata celebrata la Giornata mondiale del volontariato, istituita dalle Nazioni Unite nel 1985 e quest’anno coincisa con la cerimonia di chiusura di Palermo capitale italiana del volontariato 2025, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le parole pronunciate dalla più alta carica dello Stato, nel Teatro Massimo del capoluogo siciliano, hanno esaltato il valore dell’impegno di quasi 5 milioni di persone (oltre il 9% della popolazione), che annualmente dedicano 84 milioni di ore del proprio tempo agli altri.
Papa Francesco considerava il volontariato come l’insieme di tanti piccoli gesti di servizio gratuito, che fanno sbocciare nei deserti della povertà e della solitudine “germogli di umanità nuova”. L’umanità di coloro che servono il prossimo senza servirsi del prossimo. Ma chi è il nostro prossimo?
Il sostantivo deriva dal latino proximus, superlativo di prope (quindi: “il più vicino”), che è all’origine anche del concetto di “prossimità” richiamato da Mattarella nel suo intervento: «La prossimità – prima rete di solidarietà – rende migliori e gratificanti le nostre vite». Conferire al concetto di prossimità un significato esclusivamente spaziale sarebbe però riduttivo. Prossimo è ogni essere umano percepito vicino a noi, dentro di noi, perché guardato con gli occhi del cuore.
Ha ragione Mattarella quando – riferendosi al volontariato – parla di “leva possente”, capace di dare un senso alle vite di coloro che si dedicano agli altri e al miglioramento delle condizioni della società nella quale vivono. È l’esperienza di giovani e meno giovani, credenti e non credenti, i quali non fanno altro che osservare il precetto cristiano di amare il prossimo come se stessi.
Le associazioni di volontariato danno risposte che spesso lo Stato – per ragioni molteplici – non è in grado di garantire. Sollevano il tappeto sotto il quale vengono nascoste l’ingiustizia e la diseguaglianza che caratterizzano la vita di chi patisce una situazione di disagio socio-economico, degli invisibili, dei tanti “scarti” schiacciati ed espulsi dal corpo della società come brufoli fastidiosi. Comportarsi da buoni cittadini, rispettare la natura e la bellezza del mondo, non essere indifferenti, ascoltare e guardarsi attorno, dedicare del tempo (poco o molto non importa) agli altri.
“Ogni contributo conta”, recita il tema della Giornata di quest’anno che definisce con chiarezza il significato di un impegno. La consapevolezza, cioè, che nessuno da solo è in grado di fare miracoli; né – per un altro verso – che per fare del bene siano richieste facoltà particolari. Ecco perché risultano ancora attuali le parole di Teresa Sarti, cofondatrice di Emergency: «Se ciascuno di noi facesse il suo pezzettino, ci troveremmo in un mondo migliore senza neanche accorgercene».