Diciannove anni senza Adelina, e sembra ieri

Con gli amici dell’Agape oggi abbiamo onorato il ricordo della cara Adelina. È incredibile come a distanza di diciannove anni la sua voce continui a parlarci, il suo sorriso a regalarci serenità. Un anno dopo la sua scomparsa scrissi alla sorella Antonietta e quella lettera poi è finita tra le pagine del suo libro “Una scia di luce. Nessuna vita è breve” (Laruffa Editore, 2010), che raccoglie gli scritti di Adelina e le testimonianze dei suoi amici. La ripropongo oggi, ed è un modo per ringraziare ancora.

Cara Antonietta,
sin dai giorni immediatamente successivi alla morte di Adelina ho avvertito l’esigenza di comunicarti ciò che per me ha significato questo evento tanto luttuoso quanto sconvolgente.
Si è trattato probabilmente dell’avvenimento che più mi ha cambiato, dopo il quale non sono più stato lo stesso.
Già allora volevo parlartene perché, pur conoscendoti pochissimo, ho avuto la sensazione, maturata attraverso qualche sorriso o abbraccio (uno sguardo vale davvero più di mille parole), che tu mi leggessi nel pensiero, che la tempesta emotiva che si era scatenata dentro di me fosse a te visibile.
In quei giorni però non riuscì a parlarti, né a scriverti. Probabilmente, non era ancora giunto il momento.
E’ quasi trascorso un anno e tutto ora mi sembra più comprensibile.
Non ho mai frequentato la Chiesa, né l’Azione cattolica. Mi sono avvicinato all’Agape quando ormai Adelina si era trasferita in pianta stabile a Fiuggi: insomma, non posso dire di essere stato tra i suoi amici più intimi, anche se spesso abbiamo trascorso momenti belli insieme.
Poco prima della sua malattia abbiamo avuto modo di scambiarci qualche email e così, forse, ci siamo conosciuti meglio.
Poi è subentrata la malattia e l’inizio del suo Calvario. E’ stato quello il momento decisivo.
Io, che avevo cercato ovunque la presenza di un Dio a me sfuggente, che non riuscivo a spiegarmi il perché del dolore nella vita degli uomini, che avevo sempre faticato ad accettare persino l’idea che altri riuscissero a darsi una spiegazione, ebbene, in quel momento vidi tutto, trovai Dio laddove mai avevo pensato potesse esserci.
Dio era con Adelina, era la sua stessa sofferenza, era la sua lotta senza speranza sì, ma pregna di un significato universale.
Ogni volta che venivo a trovarla mi ripetevo che dovevo dirglielo, che dovevo ringraziarla per tutto ciò che la dignità con la quale ha affrontato la malattia mi aveva insegnato. Soprattutto, sentivo il bisogno di ringraziarla per avermi fatto conoscere Dio senza invitarmi a leggere questo o quel libro, senza impartirmi alcuna lezione teologica, come in passato avevano fatto (in buona fede, certo) tanti altri.
La sua testimonianza è stata per me la lezione più proficua.
Per tanti motivi, tutti questi pensieri rimasero dentro la mia testa. Li ho messi per iscritto, in seguito, su un foglio che è conservato nella cappella dove mi reco spesso per pregare e dove, finalmente, riesco ad avvertire la presenza di Dio.
Un caro abbraccio,
Domenic

Questo, invece, il testo del biglietto citato nella lettera:
L’amore è la chiave di tutto. Essere in grado di avvertire il calore. Potrebbe essere questo il segreto. Allora ti rendi conto di quanto ce ne sia, a portata di mano, e non te ne eri mai accorto. Studi, leggi un sacco di libri e la risposta era là, proprio davanti a te, da sempre. Aspettava solo di essere decifrata.
Capisci che pure l’assenza gioca un suo ruolo anch’esso importante. Potrebbe apparire una contraddizione: l’amore ha bisogno di vivere, di farsi vedere, di coinvolgere. L’amore ha bisogno di farsi amare. Invece non sempre è così. In un preciso momento, si manifesta proprio perché assente.
C’è sempre stato, ma non l’avevi percepito. Per abbagliare ha dovuto spegnersi, annullarsi, scomparire, almeno apparentemente. Perché, in realtà, vive con maggiore forza di prima.
È questo il senso della Via Crucis, di tutte le vie crucis.

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Il Natale di solidarietà dell’Agape

Si è concluso con la tombolata di ieri sera il Natale di solidarietà dell’Agape, ultima di tre distinte iniziative che hanno impegnato i volontari dell’Associazione nel mese di dicembre. Nei giorni precedenti c’era stata infatti la consegna di un dono agli ospiti della RSA “Antonino Messina”, a conclusione di una visita impreziosita dall’esecuzione di diversi canti della tradizione natalizia a cura di Noemi Flores e del maestro Angela Luppino, del coro parrocchiale “Cosma Passalacqua”. A seguire, la serata trascorsa in allegria con i ragazzi che in estate partecipano alla colonia estiva, presso il teatro della scuola paritaria “Padre Annibale Maria di Francia”. Un’occasione per scambiarsi gli auguri, improvvisare balli e canti e fare consegnare da Babbo Natale i regali dell’Associazione.
Per l’Agape costituisce un punto d’orgoglio vedere confermato, anno dopo anno, l’affetto di un’intera comunità che partecipa numerosa alla propria tombolata. Da diciannove anni, la scelta di giorno 29 non è casuale, bensì dettata dalla volontà di continuare a ricordare l’esempio di fede, solidarietà e carità della compianta Adelina Luppino nel giorno del suo compleanno.
Nel corso della serata è stato proiettato un video riassuntivo delle attività svolte nel corso del 2025 dall’Associazione presieduta da Iole Luppino: almeno una volta al mese la recita del Rosario insieme agli anziani della RSA “Antonino Messina”, la Giornata del Malato, le raccolte fondi per l’AIRC, la colonia estiva e le diverse iniziative di convivialità con i suoi partecipanti. In particolare, il 2025 dell’Agape ha vissuto un momento di grande emozione con il pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro in occasione del Giubileo del Volontariato.
“Ogni contributo conta”: il tema della Giornata mondiale del Volontariato 2025 sintetizza alla perfezione la filosofia di vita dell’Agape, che si regge sul contributo delle tante persone che le vogliono bene. Grazie a loro è possibile organizzare la colonia estiva, grazie a loro si riescono a realizzare iniziative di solidarietà in favore di soggetti svantaggiati socialmente ed economicamente, o anche soltanto a garantire il viaggio a Roma (come accaduto per il Giubileo) o qualche gita fuoriporta.
Tutte le attività sono realizzate in virtù della generosità di chi partecipa ogni anno alla tombolata o ne consente la realizzazione offrendo premi e dolci da consumare nel corso della serata, degli esercenti commerciali, di chi sceglie di destinare all’Agape il 5 per mille, di chi decide di trasformare il dolore per la perdita di un familiare in amore verso gli altri mediante una donazione, di chi nel silenzio fa pervenire all’Associazione un contributo economico.
A tutti loro è andato il ringraziamento dell’Agape, a conclusione della tombolata dedicata alla cara Nina Luppino, di recente scomparsa.

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Ogni contributo conta

Nei giorni scorsi è stata celebrata la Giornata mondiale del volontariato, istituita dalle Nazioni Unite nel 1985 e quest’anno coincisa con la cerimonia di chiusura di Palermo capitale italiana del volontariato 2025, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le parole pronunciate dalla più alta carica dello Stato, nel Teatro Massimo del capoluogo siciliano, hanno esaltato il valore dell’impegno di quasi 5 milioni di persone (oltre il 9% della popolazione), che annualmente dedicano 84 milioni di ore del proprio tempo agli altri.
Papa Francesco considerava il volontariato come l’insieme di tanti piccoli gesti di servizio gratuito, che fanno sbocciare nei deserti della povertà e della solitudine “germogli di umanità nuova”. L’umanità di coloro che servono il prossimo senza servirsi del prossimo. Ma chi è il nostro prossimo?
Il sostantivo deriva dal latino proximus, superlativo di prope (quindi: “il più vicino”), che è all’origine anche del concetto di “prossimità” richiamato da Mattarella nel suo intervento: «La prossimità – prima rete di solidarietà – rende migliori e gratificanti le nostre vite». Conferire al concetto di prossimità un significato esclusivamente spaziale sarebbe però riduttivo. Prossimo è ogni essere umano percepito vicino a noi, dentro di noi, perché guardato con gli occhi del cuore.
Ha ragione Mattarella quando – riferendosi al volontariato – parla di “leva possente”, capace di dare un senso alle vite di coloro che si dedicano agli altri e al miglioramento delle condizioni della società nella quale vivono. È l’esperienza di giovani e meno giovani, credenti e non credenti, i quali non fanno altro che osservare il precetto cristiano di amare il prossimo come se stessi.
Le associazioni di volontariato danno risposte che spesso lo Stato – per ragioni molteplici – non è in grado di garantire. Sollevano il tappeto sotto il quale vengono nascoste l’ingiustizia e la diseguaglianza che caratterizzano la vita di chi patisce una situazione di disagio socio-economico, degli invisibili, dei tanti “scarti” schiacciati ed espulsi dal corpo della società come brufoli fastidiosi. Comportarsi da buoni cittadini, rispettare la natura e la bellezza del mondo, non essere indifferenti, ascoltare e guardarsi attorno, dedicare del tempo (poco o molto non importa) agli altri.
“Ogni contributo conta”, recita il tema della Giornata di quest’anno che definisce con chiarezza il significato di un impegno. La consapevolezza, cioè, che nessuno da solo è in grado di fare miracoli; né – per un altro verso – che per fare del bene siano richieste facoltà particolari. Ecco perché risultano ancora attuali le parole di Teresa Sarti, cofondatrice di Emergency: «Se ciascuno di noi facesse il suo pezzettino, ci troveremmo in un mondo migliore senza neanche accorgercene».

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La colletta alimentare a Sant’Eufemia

«Aiutare il povero è infatti questione di giustizia, prima che di carità»: questo un passaggio significativo del messaggio di Leone XIV, in occasione della IX Giornata Mondiale dei Poveri istituita da Papa Francesco nel 2017 e coincisa, quest’anno, con il Giubileo dei Poveri. Nella messa in San Pietro, il Papa ha invitato a sviluppare una “cultura dell’attenzione” per sconfiggere l’indifferenza e auspicato “lo sviluppo di politiche di contrasto alle antiche e nuove forme di povertà, oltre a nuove iniziative di sostegno e aiuto ai più poveri tra i poveri”: «Agli operatori della carità, ai tanti volontari, a quanti si occupano di alleviare le condizioni dei più poveri – ha concluso – esprimo la mia gratitudine, e nel contempo il mio incoraggiamento ad essere sempre più coscienza critica nella società».
Messaggio fatto proprio dalla Fondazione Banco Alimentare per promuovere la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare (istituita nel 1989), che ieri ha coinvolto circa 11.600 supermercati in tutta Italia. Tra i 21 Banchi Regionali coordinati dalla Fondazione, quello della Calabria ha raccolto 178 tonnellate dei prodotti a lunga conservazione richiesti: olio, verdure e legumi in scatola, tonno e carne in scatola, conserve di pomodoro e sughi pronti, alimenti per l’infanzia, riso. Gli alimenti raccolti da 5.000 volontari riconoscibili dalla pettorina arancione, in oltre 500 punti vendita, saranno infine destinati a 627 organizzazioni convenzionate con il Banco Alimentare Calabria, le quali assistono oltre 130.000 persone in difficoltà.
Anche quest’anno Sant’Eufemia ha fornito un prezioso contributo, grazie all’impegno dell’Associazione “Padre Annibale Maria di Francia”, che dal 2016 gestisce in paese l’organizzazione della colletta alimentare. Per realizzare l’iniziativa, l’Associazione si avvale della collaborazione dei ragazzi del locale liceo scientifico, oltre che del contributo di privati cittadini che per l’intera giornata presenziano all’uscita dei diversi punti di raccolta.
Il risultato è stato più che soddisfacente: complessivamente sono stati infatti raccolti 529,3 kg di beni alimentari, a conferma della generosità di una comunità sensibile alle tematiche della solidarietà e della carità.

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I cioccolatini della ricerca AIRC 2025

Tornano “I giorni della ricerca”, l’iniziativa promossa dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) per informare, sensibilizzare e sostenere la ricerca sul cancro in un anno particolare, che segna il sessantesimo anniversario della Fondazione.
Prevenzione, diagnosi precoce e nuove terapie sono strumenti fondamentali per combattere le patologie oncologiche: tanto è stato fatto, sia per quanto riguarda le probabilità di guarigione (con un aumento di quasi il 50% di italiani che hanno superato una diagnosi di tumore) che in termini di speranza di vita. Tuttavia, i dati rimangono molto alti: nell’ultimo anno sono state 390.000 le nuove diagnosi, più di mille al giorno.
Anche in questa circostanza l’Associazione di volontariato cristiano “Agape” di Sant’Eufemia sarà al fianco dell’AIRC e delle migliaia di volontari che, in 2.400 piazze, distribuiranno i “cioccolatini della ricerca”, unitamente ad una guida informativa sui traguardi raggiunti.
A fronte di una donazione di 15 euro, l’acquisto della confezione da 200 grammi di cioccolato fondente Venchi consentirà di aiutare concretamente AIRC a sostenere il lavoro di circa 6.000 ricercatori, impegnati quotidianamente nella lotta per rendere il cancro sempre più curabile.
Vi aspettiamo in piazza Matteotti, domenica 9 novembre, a partire dalle ore 9:00.

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La colonia estiva dell’Agape 2025

Ogni colonia estiva dell’Agape ha la sua particolare bellezza, che prescinde dai parametri generalmente utilizzati per definire la giornata di mare ideale sulla scorta dell’immaginario “vianelliano”: il mare una tavola blu, il cielo di mille colori, il sole a picco. Sono trascorsi molti anni da quando una ragazza impiegò pochissime parole per cogliere il significato più profondo dell’iniziativa-simbolo dell’associazione: «L’importante è stare insieme». Una frase che rimbomba nelle teste ogni volta che il cielo minaccia pioggia o la schiuma delle onde del mare si insinua minacciosa tra gli ombrelloni. Cerchiamo di andarci ugualmente in spiaggia, perché qualcosa di buono si riesce sempre a cavarlo fuori. Un gelato al lido, la pallina del ping pong che scappa sulla sabbia, il rito della merenda, gli abbracci che non mancano mai. Ecco perché non conta e non è risultato più di tanto pesante fare i salti mortali per realizzare una colonia formato spezzatino in tre diversi momenti, tra luglio e agosto, e non darla così vinta al meteo particolarmente ostile di quest’anno.
«È andata» è la frase che ogni volta riporta ciascuno alla propria quotidianità, anche se ci saranno altre occasioni per incontrarsi e gioire di piccoli-grandi momenti di condivisione.
Sul nastro delle ore spensierate, scorrono le immagini da custodire nel cuore. L’evergreen “Azzurro” cantata a squarciagola sul pulmino trasformato nel treno dei desideri di tutti: desideri semplici e innocenti, a misura di affetto e di attenzione. I selfie di M. che con le dita disegna cuoricini nell’aria e li offre ai volontari, sulle note dei Coma_Cose. I calci a un pallone che non possono non rievocare la caparbia di Giuseppe, anni fa, prima che ci lasciasse. La gioia negli occhi di G. con il “cuore di panna” tra le mani. Le millemila domande di C. sul pranzo di ogni componente della comitiva. La lavanda dei piedi insabbiati di R. tra il fragore delle risate. N. che vuole essere aiutato a tuffarsi tra le onde dentro la ciambella. L’ansia di C. che attende l’arrivo della pizza, seminascosto.
Emozioni che si rinnovano da quasi trent’anni, nell’immutabilità di un’opera caratterizzata dal servizio e dall’amore di coloro che la rendono possibile. L’impegno dei volontari, certo, ma anche il supporto di una comunità generosa, senza il quale sarebbe complicato portare avanti molte iniziative di solidarietà: i partecipanti alla tombolata di Natale, i donatori anonimi, chi sceglie di trasformare in carità il dolore, i contribuenti del 5 per mille, ai quali da parte dell’Agape va il più sentito ringraziamento mentre il sole tramonta e illumina i visi per l’istantanea finale.

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Intervista al volontario Domenico Forgione

(Dalla pagina Facebook dell’Agape)
Domenic è la memoria storica della nostra Associazione, non solo perché è uno dei veterani ma perché all’interno del suo blog vengono custoditi, da 15 anni, i ricordi più preziosi che abbiamo vissuto a casa Agape.
Ne diventa socio alla fine degli anni ’90 e da allora il suo contributo è fondamentale. A lui va spesso il merito di essere il più risoluto e di riuscire a tenere unito tutto il gruppo. Adora fare l’autista del pulmino nella colonia estiva.
Quest’oggi sarà il quarto protagonista dell’intervista al volontario. Si racconta e racconta, in modo profondo, della nostra associazione. Le nostre parole non saranno belle, forse, quanto le sue ma il nostro ringraziamento per quello che fa è sentito
.

C’è una canzone che è diventata la colonna sonora, negli anni, della vostra Associazione? Se è sì quale?
Ogni colonia estiva ha generalmente una canzone che sul pulmino diventa il tormentone dei viaggi verso la spiaggia. Cantiamo tutti e l’atmosfera di allegria che si respira, ogni anno, è un’emozione che si rinnova. La canzone alla quale sono personalmente più affezionato è però legata al “Giubileo degli ammalati e delle persone disabili” del 2016. L’Agape vi partecipò e, in una delle tre giornate, assistemmo alla “Festa di Benvenuto. Oltre il limite”, condotta da Rudy Zerbi e Annalisa Minetti. Tra gli artisti sul palco, dopo avere cantato “Vivere a colori” Alessandra Amoroso scese tra gli spettatori, rimase tra di noi a chiacchierare e a scattare delle fotografie, dimostrando grande sensibilità. Non so se è così per gli altri volontari, ma per me è quella la canzone dell’Agape.

Raccontaci un episodio simpatico o emozionante vissuto all’interno dell’Associazione.
Con gli episodi simpatici si potrebbe scrivere un libro. A volte siamo protagonisti noi volontari, altre i nostri amici. Claudio, Rocco, ma voglio ricordare Peppe Carbone e Franco Gaglioti, da questo punto di vista sono (o sono stati) irresistibili. Ricordo però un giorno che facevamo assistenza scolastica: un alunno delle elementari doveva comporre una frase con la parola “cicerone”. Ci pensò e poi scrisse: «Oggi ho mangiato pasta e ciceroni».
Anche gli episodi emozionanti sono molteplici. In particolare, per me, due. Il primo, un pranzo di Natale nella RSA “Antonino Messina”. Condividere quella giornata con gli anziani della struttura mi ha fatto riflettere su una cosa: non esiste volontariato se non si è disposti a rinunciare a qualcosa (in quel caso, il pranzo del 25 dicembre con le nostre famiglie). Se si pensa che il volontariato sia un’attività da svolgere “a tempo perso”, quando non si ha altro da fare, si è completamente fuori strada. Il secondo, il pellegrinaggio a Lourdes nel 2011. La serenità e la pace avvertite in quella settimana sono sensazioni indescrivibili. Per questo mi piacerebbe rivivere queste due esperienze.

Cosa ti ha spinto a fare volontariato e che impatto ha avuto il volontariato sulla tua vita?
Il volontariato, sia laico che religioso, era qualcosa di distantissimo dai miei interessi giovanili. Iniziai quasi per fare un favore a Peppe Napoli, che mi aveva chiesto se fossi disposto a dare una mano con l’assistenza scolastica. Accettai, con la puntualizzazione che non avrei partecipato a nessun’altra attività. In realtà, diversi miei amici facevano parte dell’Associazione, per cui – piano piano – fui costretto a fare tutto! Da allora sono trascorsi 27 anni e il volontariato è tra le cose più belle che mi siano capitate. C’è anche un altro aspetto, molto personale perché ha inciso profondamente nella mia vita. In genere, il percorso più comune è quello che porta dalla fede e dalla chiesa al volontariato. A me è successo il contrario: sono arrivato gradualmente alla fede grazie al volontariato e al rapporto con i deboli, con i fragili, con gli emarginati. Nei loro volti c’è quello di Dio: di questo ne sono certo. È stato un percorso lento, maturato in virtù di esperienze di vita che hanno avuto diversi momenti di rivelazione: il rapporto con chi vive nell’amore incondizionato situazioni di difficoltà, la malattia e la morte di Adelina Luppino, il pellegrinaggio a Lourdes, l’incontro con il cappellano del carcere di Palmi, don Silvio Mesiti.

Per favorire l’inclusività delle persone con disabilità reputi sia meglio rafforzare gli strumenti legislativi a disposizione oppure operare soprattutto dal punto di vista culturale?
Certamente gli strumenti legislativi sono indispensabili: va però detto che lo strumento legislativo diventa inefficace se le risorse economiche sono insufficienti. Il volontariato (che – ricordiamolo – ha come sua caratteristica la gratuità) esiste proprio per questo motivo: nel momento in cui Stato, Regioni e Comuni dovessero riuscire a soddisfare i bisogni di tutti, non avrà più ragione di esistere. Ma su questo non nutro molta fiducia. Riallacciandomi alla seconda parte della tua domanda, si possono eliminare le barriere architettoniche costruendo sui marciapiedi gli scivoli per le sedie a rotelle, ma se poi un cafone ci parcheggia davanti l’automobile… Pertanto, va senz’altro ricercato l’approccio culturale suggerito dalla tua domanda. Per fortuna, su queste tematiche oggi vi è una sensibilità maggiore rispetto al passato: questo fa guardare al futuro con un minimo di fiducia.

Dal 1991 sono trascorsi 34 anni: per un’associazione come l’Agape qual è il segreto di una così lunga durata?
Negli ultimi tre decenni molte cose sono cambiate e i numeri che avevamo intorno al 2000 non ci sono più. Le associazioni e il paese hanno bisogno dei giovani, che purtroppo sempre più numerosi vanno via. Questa è l’amara realtà.
Non sono però cambiate alcune cose, che possono in qualche modo spiegare la longevità dell’Agape. Il rapporto con le istituzioni, che è improntato sul riconoscimento del rispettivo ruolo e non prevede invasioni di campo, al di là di ogni legittima diversità di orientamento politico. Quello con la comunità, composta di gente generosa che non ha mai fatto mancare il proprio sostegno all’associazione. Ma soprattutto quello con le famiglie dei ragazzi che ci vengono affidati. La loro fiducia nei nostri confronti costituisce per noi la più grande gratificazione.

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Dona il tuo cinque per mille all’Agape

È di pochi giorni fa la comunicazione che, in virtù del cinque per mille devoluto da ventiquattro contribuenti nel 2024, all’Agape sono stati destinati 464,20 euro.
Può sembrare poca cosa, in realtà è tantissimo per chi, come la nostra associazione di volontariato, vive di donazioni e della raccolta di fondi che ogni anno viene effettuata in occasione della tombolata nel “Natale di solidarietà”.
Il prossimo mese i volontari saranno impegnati con la colonia estiva, l’iniziativa più onerosa per le casse dell’associazione: ci riempie di orgoglio riuscire a portarla a termine, da quasi trent’anni, con le nostre poche forze e con l’aiuto di una comunità capace di mostrare il suo volto generoso.
Le associazioni del territorio sono una risorsa insostituibile ed è un bene la presenza sempre più consistente di cittadini attenti alle loro esigenze, pronti a supportarle concretamente.
C’è chi si rimbocca le maniche e partecipa in prima persona alle attività proposte, ma c’è anche chi, non potendolo fare, affianca le varie realtà associative nei modi ritenuti più congeniali.
Navighiamo comunque tutti nella stessa direzione, uniti per raggiungere l’obiettivo di una società inclusiva e solidale, in grado di farsi carico dei più svariati bisogni: per fare, ciascuno, “il proprio pezzettino” e rendere così più bello il posto in cui si è scelto di vivere.
Un abbraccio virtuale ai nostri ventiquattro benefattori, con l’auspicio che molti altri possano seguirne l’esempio. Intanto: grazie, grazie, grazie.

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La festa della mamma con l’AIRC

Domenica 11 maggio, in occasione della festa della mamma, la fondazione AIRC per la ricerca sul cancro sarà presente in 3.900 piazze con “L’azalea della ricerca”, la storica campagna di raccolta fondi, nata nel 1984, che in quattro decenni ha molto contribuito per lo sviluppo della ricerca scientifica oncologica. Attualmente sono in corso 771 progetti di ricerca e borse di studio, che impegnano oltre 5.400 medici e scienziati nel lavoro di prevenzione, diagnosi e cura del cancro.
Obiettivo della Fondazione, per l’edizione 2025, è confermare il risultato straordinario conseguito nel 2024, quando si riuscì a distribuire circa 600.000 azalee e a raccogliere quasi 11 milioni di euro.
A Sant’Eufemia d’Aspromonte saranno ancora una volta i volontari dell’Agape ad occuparsi della distribuzione della piantina simbolo della battaglia contro i tumori femminili.
Con una donazione di 18 euro, potremo festeggiare le nostre mamme e offrire un aiuto concreto alla lotta contro il cancro.
Chi volesse aderire alla prevendita, può contattare i volontari dell’associazione.
Vi aspettiamo in piazza Matteotti, dalle ore 9.00 alle 13.00.

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La Pasqua di solidarietà dell’Agape

Con lo scambio degli auguri con gli ospiti della Residenza sanitaria per anziani “Mons. Prof. Antonino Messina” si sono concluse, oggi pomeriggio, le iniziative dedicate dall’Agape alla “Pasqua di solidarietà”.
Mercoledì 9 si è svolta l’ormai ultraventennale Via Crucis, con i volontari, le operatrici e gli anziani impegnati a ripercorrere le tappe della Passione di Gesù. Un bambino, Carmine, si è soffermato con la croce accanto agli ospiti della RSA, seduti attorno al tavolo circolare della sala ricreativa, mentre si susseguiva la lettura delle riflessioni e la piccola croce con la frase di Papa Francesco “La speranza non muore mai” – portata in dono alla struttura residenziale dalla presidente Iole Luppino – passava di mano in mano, da anziano ad anziano. Cadere e rialzarsi, cadere di nuovo e rialzarsi ancora.
È stato toccante ascoltare la lettura della signora Grazia, contagiosa nell’emozione che è riuscita a trasmettere a tutti i partecipanti. In un luogo che richiama sofferenza e amore, non possono lasciare indifferenti la preghiera e i canti eseguiti da anziani e volontari, in accompagnamento al coro “Cosma Passalacqua”, diretto dal Maestro Angela Luppino. Una collaborazione ormai consolidata nel tempo, capace di regalare momenti di grande pathos, come sempre accade – ad esempio – nel momento della straziante “Stava Maria dolente”, quest’anno intonata da Noemi e Sonia.
Pochi giorni fa, invece, c’era stata la consegna delle uova di Pasqua agli amici dell’Agape che ogni anno partecipano alla colonia estiva, nel corso di una serata di svago trascorsa nel teatro della Scuola dell’infanzia paritaria “Padre Annibale Maria di Francia”. Un’occasione per stare insieme, consumare qualche pizzetta, ballare e cantare al karaoke, abbracciarsi e sorridere. Piccoli gesti, capaci di riempire di senso le nostre piccole vite.
«Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”/ il tuo volto, Signore, io cerco» (Salmo 26). Dove? Genitori che piangono i figli, popolazioni martoriate dalla guerra, profughi senza più una casa, donne abusate, malati ad un passo dalla verità, anziani abbandonati, bambini che ancora oggi muoiono di fame, giovani con lo sguardo perso sul nulla, disoccupati, vittime dell’ingiustizia, rassegnati senza una speranza da abbracciare. Dove è in tutte le realtà nelle quali una vita diventa nient’altro che un numero. Nei teatri di guerra, negli ospedali, nei luoghi di restrizione, nelle baraccopoli. Dove è negli oppressi da un’economia predatoria, negli ultimi di una società fondata sulle diseguaglianze: da una parte i migliori, quelli considerati utili; dall’altra lo scarto della società, il peso, l’inciampo. Dove è nella forza e nell’amore che sfidano il dolore e la sofferenza. Là bisogna cercare.

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