La colonia estiva dell’Agape 2026

Anche questa “è andata”: ce lo ripetiamo da una trentina d’anni dopo avere accompagnato tutti a casa. Due parole che racchiudono la soddisfazione perché tutto si è svolto nel migliore dei modi. Non si è mai abbastanza esperti e ogni volontario avverte il senso di responsabilità nei confronti delle famiglie che per una settimana affidano all’Agape i propri ragazzi. Una frase che però nasconde, inevitabilmente, un po’ di magone per il tempo volato via troppo in fretta. Si vorrebbe fare di più, si dovrebbe fare di più. Lo sappiamo. Quindi “è andata” diventa un impegno già assunto per la prossima estate. Quel che sarà, si vedrà.
Intanto, ci siamo goduti questa colonia estiva. Il senso del raccontarla, di tentare di raccontarla, è nella speranza di trasmettere il desiderio di provare un’esperienza di volontariato unica soprattutto per le emozioni che riesce a mettere in circolo.
Ognuno di noi ha diritti ma anche doveri nei confronti della società nella quale vive. Tra i doveri, quello di occuparsi degli altri, in particolare di chi sta un po’ più indietro e, spesso, non viene neanche notato. “I care” (mi importa, ho a cuore), aveva fatto scrivere don Lorenzo Milani su una parete della scuola di Barbiana. Ci importa, ecco. Riuscire a far sì che importi anche ad altri sarebbe una grande vittoria. E faciliterebbe un po’ le cose, perché lo sforzo organizzativo dell’iniziativa più caratterizzante dell’Agape è sempre notevole.
La colonia estiva è una magia che si ripete, complicata da riassumere facendo ricorso alle parole del vocabolario ordinario. La colonia è molte cose. È il momento in cui i volontari diventano lo strumento di una comunità generosa, il cui sostegno economico (partecipazione al veglione di fine anno, donazioni) è fondamentale per la realizzazione di tutte le iniziative di solidarietà dell’Agape. È il bambino impazzito di gioia che ripete: «Sono contento perché ho imparato a nuotare!». È Vince che festeggia il compleanno spegnendo la candela su un plumcake, mentre i ragazzi intonano “tanti auguri a te”. È la più piccola della comitiva che incolla stickers e cerotti sulla fronte di tutti. È il repertorio musicale molto vintage dell’auto di Enzo. E poi le caramelle donate da R. ai volontari, l’amicizia nata tra due ragazze, un tuffo dopo l’altro. È Mariella, che da diciotto anni vive a Torino e a marzo già vuole conoscere la data della colonia per potersi organizzare con le ferie in modo da esserci, sempre. È il ricordo di chi non c’è più, ma continua a vivere nel ricordo delle tante giornate trascorse insieme in spiaggia. È il vicino d’ombrellone che compra i ghiaccioli per tutti. È la coppia di sconosciuti che lascia i vassoi con i gelatini per il dopo pizza, nella giornata conclusiva. O quella che passa per una visita, si rimbocca le maniche e dà una mano. È l’emozione della signora del lido che ormai ci ospita da diversi anni, al momento dei saluti. È infine la dimostrazione pratica che non si può fare volontariato se non si è disposti a rinunciare a nessuno dei millemila impegni quotidiani che ciascuno di noi ha. Perché non si tratta di fare qualcosa a tempo perso, bensì di fare qualcosa che dia un senso al tempo. Il nostro tempo, qui e ora.

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Inaugurata la sede dell’AVIS a Sant’Eufemia

È trascorso ormai un secolo da quando, sul finire del 1926, l’ematologo Vittorio Formentano lanciò a Milano un appello per la costituzione di un gruppo di donatori di sangue che, il 16 febbraio 1927, diede vita all’AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue).
Ottant’anni, invece, sono passati dalla fondazione dell’AVIS nazionale, che oggi conta più di 3300 sedi in tutta Italia, per un totale di un milione e trecentomila soci.
Grandi sono lo spirito di solidarietà, la generosità e l’altruismo che animano i donatori, grazie ai quali le strutture sanitarie possono contare su scorte di sangue da utilizzare al bisogno. Secondo i dati forniti dall’AVIS, sono 1800 i pazienti che ogni giorno hanno bisogno di una trasfusione di sangue. Un numero che, da solo, fa comprendere l’importanza di un gesto gratuito ed anonimo in favore del prossimo.
Quasi due milioni sono state le sacche di sangue raccolte nel 2025. Di queste, 405 provenivano da Sant’Eufemia d’Aspromonte, dove dal 2007 opera una sezione comunale che ogni anno si distingue tra le prime, a livello nazionale, nel rapporto tra numero di abitanti e donazioni. Se alle sacche raccolte dall’AVIS aggiungiamo anche quelle dell’ADSPEM (anch’essa presente sul territorio eufemiese), c’è davvero da provare orgoglio per la generosità dei nostri concittadini in un settore di così vitale importanza.
Fondata dal dottore Carmine Alvaro, che ne ricoprì per primo la carica di presidente e al quale negli anni si sono succeduti Salvatore Condello e Carmine Luppino, l’AVIS di Sant’Eufemia è dal 2023 presieduta da Pamela Violi. L’attuale direttivo è composto inoltre da Vincenzo Fedele, Antonino Fedele, Saverio Garzo, Giuseppe Versace, Salvatore Siviglia e Carlo Violani.
Con l’inaugurazione della sede concessa dall’amministrazione comunale in piazza don Minzoni, l’AVIS di Sant’Eufemia compie un ulteriore passo in avanti, che certamente le consentirà di operare con maggiore efficacia. Dopo lo scoprimento della targa di intitolazione alla compianta Eufemia Nolgo, la benedizione del parroco don Enzo Gioffrè ha preceduto gli interventi della presidente Pamela Violi, di Giovanna Micalizzi (presidente AVIS provinciale), di Antonino Posterino (vicepresidente AVIS regionale), di Carmine Alvaro (fondatore AVIS eufemiese) e del sindaco Pietro Violi.
In genere sono due al mese le raccolte di sangue organizzate, con una media di circa quaranta sacche mensili che, nel 2024, hanno toccato il record di 512 donazioni. Cifre di assoluto rilievo, come quelle che raccontano una realtà della quale andare fieri, composta da 120 soci e circa 250 donatori, ai quali va l’apprezzamento di un’intera comunità.

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Festa della mamma con l’azalea della ricerca

L’azalea della ricerca colorerà circa 4.000 piazze, domenica 10 maggio, in occasione della festa della mamma. Dal 1984 la storica campagna di raccolta fondi per la ricerca sui tumori che colpiscono le donne ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo della ricerca scientifica oncologica.
Per il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”, ogni anno sono circa 175.000 le donne che si ammalano di cancro. E se quello alla mammella (30% delle diagnosi) resta il più frequente, un motivo di speranza lo fornisce il dato della sopravvivenza dopo cinque anni, che proprio grazie alla ricerca ha raggiunto l’88%.
A Sant’Eufemia d’Aspromonte saranno ancora una volta i volontari dell’Agape ad occuparsi della distribuzione della piantina simbolo della battaglia contro i tumori femminili. Insieme all’azalea verrà consegnata anche una pubblicazione sulle differenze di sesso e genere in oncologia, arricchita da consigli utili per ridurre i rischi mediante la prevenzione quotidiana.
Con una donazione di 18 euro, potremo festeggiare le nostre mamme e sostenere il lavoro di 5.000 ricercatori nella lotta contro il cancro.
Chi volesse aderire alla prevendita, può contattare i volontari dell’associazione.
Vi aspettiamo in piazza Matteotti, dalle ore 9.00 alle 13.00.

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La Pasqua di solidarietà dell’Agape

La Pasqua di solidarietà dell’Agape si è sviluppata in tre momenti di grande intensità emotiva. Il 28 marzo volontari, personale e anziani della RSA “Antonino Messina” hanno ripercorso le tappe della Passione di Gesù: di stazione in stazione, tra le poltrone occupate dagli ospiti della struttura. “Prima di tutto la vita”: il tema della via crucis è stato al centro delle riflessioni lette dai volontari, mentre croce e cartelli venivano spostati all’interno della sala ricreativa.
La diagnosi di una malattia riporta tutti alla dimensione di fragilità della natura umana, ma non deve fare dimenticare che il malato resta un essere umano, al quale vanno riconosciuti diritti, dignità, rispetto. La vita va promossa in tutte le sue dimensioni e ogni malato è un essere umano unico e irripetibile. «Spesso vediamo il dolore altrui, ma per paura di esserne coinvolti volgiamo le spalle e non sappiamo accompagnare e dare sollievo a chi è nella sofferenza»: non sappiamo essere buoni cirenei, non riusciamo ad esprimere vicinanza e conforto. Bisogna pertanto operare affinché solitudine e desolazione non segnino l’esistenza di chi è malato e anziano.
Un concetto ribadito da don Enzo Gioffré, con parole che hanno toccato le corde più profonde dell’animo, nell’omelia della Santa Messa celebrata nella struttura il primo aprile e incentrata sul valore della vita umana: «Quanto vale una vita umana? Quanto quella di un anziano?».
Nella celebrazione don Enzo è stato assistito dal diacono Vince Cutrì, mentre l’accompagnamento musicale, intenso e commovente, è stato curato dal coro parrocchiale “Cosma Passalacqua”, presente con il Maestro Angela Luppino e con le coriste Noemi Flores e Rachele Pellegrino.
Al termine della funzione sono state distribuite le immaginette del Cristo Risorto con stampati sul retro gli auguri dell’Agape, mentre un uovo di Pasqua è stato donato alla struttura dalla presidente Iole Luppino.
Il terzo appuntamento ha infine avuto come protagonisti i partecipanti alla colonia estiva, con i quali i volontari hanno trascorso una serata conviviale presso il teatro della scuola paritaria “Padre Annibale Maria di Francia”, conclusasi con la consegna delle uova pasquali a grandi e piccini.
Le festività in generale, ma la Pasqua in particolare, ci ricordano quanta solitudine e quanto dolore circondino le nostre vite fortunate. Sono in tanti, nel mondo ma anche vicino a noi, a non festeggiare perché non hanno cosa festeggiare: chi ha fame, chi ha sete, chi non ha di che vestirsi, chi è forestiero, chi è malato, chi è carcerato, chi è giunto alla fine del viaggio. A loro vadano un pensiero particolare e una speciale preghiera.

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La Giornata mondiale del malato

Per la XXXIV Giornata mondiale del malato il messaggio del Santo Padre si è concentrato sulla figura del Buon Samaritano, protagonista di una tra le parabole più conosciute del Vangelo: «sempre attuale – ha commentato Leone XIV – e necessaria per riscoprire la bellezza della carità e la dimensione sociale della compassione, per porre l’attenzione sui bisognosi e sui sofferenti come sono i malati».
Riprendendo la riflessione del Papa, l’omelia di don Enzo Gioffrè ha toccato le corde più intime dei partecipanti alla Santa Messa officiata all’interno della RSA “Antonino Messina” con l’assistenza del diacono Vince Cutrì e di Tonino Violi. A partire dai volontari dell’Agape, i quali ogni anno celebrano la ricorrenza presso la struttura per anziani di via Silvio Pellico e che, per mano della presidente Iole Luppino, hanno donato ai presenti una piccola croce con la Preghiera del Buon Samaritano e a don Enzo una statuetta della Madonna di Lourdes.
«Ne ebbe compassione», afferma San Luca quando racconta della reazione del samaritano alla vista del ferito. Compassione è la capacità di “amare portando il dolore dell’altro”, è “amore attivo” che non cristallizza il presente, ma guarda al domani. In questo scarto dinamico ed emotivo, la solidarietà si eleva a carità. Il viandante del racconto evangelico non si limita a soccorrere l’uomo aggredito, ma – dopo averlo medicato – lo accompagna in una locanda, paga l’albergatore affinché ne abbia cura, promette di ripassare al ritorno per saldare il conto. Nella relazione con l’albergatore si coglie il superamento dell’impegno individuale e il passaggio alla dimensione sociale della compassione. Un’esperienza che si ripete in coloro che di fronte alla malattia non si voltano dall’altra parte, ma si accostano alla sofferenza per curare, accompagnare, dare sollievo: “i familiari, i vicini, gli operatori sanitari, le persone impegnate nella pastorale sanitaria e tanti altri”.
Gli occhi lucidi dei volontari, del personale della RSA e degli anziani tradivano sentimenti complicati da controllare, nel corso della Messa – dedicata ai volontari e agli ospiti della struttura deceduti – e alla sua conclusione, quando il parroco ha somministrato il sacramento dell’unzione degli infermi. A rendere ancora più emozionante il momento, i canti eseguiti dal Coro parrocchiale “Cosma Passalacqua”, presente con il Maestro Angela Luppino, Noemi Flores e Rachele Pellegrino.
Ancora una volta si è ripetuto il miracolo dell’amore capace di insegnare a vivere in un luogo che, per molti, poco ormai ha a che fare con la vita. In un tempo che non sembra più tempo, scandito da parole affaticate. Mentre volti sempre più familiari assumevano i tratti dei nonni, dei genitori, di noi stessi.

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Diciannove anni senza Adelina, e sembra ieri

Con gli amici dell’Agape oggi abbiamo onorato il ricordo della cara Adelina. È incredibile come a distanza di diciannove anni la sua voce continui a parlarci, il suo sorriso a regalarci serenità. Un anno dopo la sua scomparsa scrissi alla sorella Antonietta e quella lettera poi è finita tra le pagine del suo libro “Una scia di luce. Nessuna vita è breve” (Laruffa Editore, 2010), che raccoglie gli scritti di Adelina e le testimonianze dei suoi amici. La ripropongo oggi, ed è un modo per ringraziare ancora.

Cara Antonietta,
sin dai giorni immediatamente successivi alla morte di Adelina ho avvertito l’esigenza di comunicarti ciò che per me ha significato questo evento tanto luttuoso quanto sconvolgente.
Si è trattato probabilmente dell’avvenimento che più mi ha cambiato, dopo il quale non sono più stato lo stesso.
Già allora volevo parlartene perché, pur conoscendoti pochissimo, ho avuto la sensazione, maturata attraverso qualche sorriso o abbraccio (uno sguardo vale davvero più di mille parole), che tu mi leggessi nel pensiero, che la tempesta emotiva che si era scatenata dentro di me fosse a te visibile.
In quei giorni però non riuscì a parlarti, né a scriverti. Probabilmente, non era ancora giunto il momento.
E’ quasi trascorso un anno e tutto ora mi sembra più comprensibile.
Non ho mai frequentato la Chiesa, né l’Azione cattolica. Mi sono avvicinato all’Agape quando ormai Adelina si era trasferita in pianta stabile a Fiuggi: insomma, non posso dire di essere stato tra i suoi amici più intimi, anche se spesso abbiamo trascorso momenti belli insieme.
Poco prima della sua malattia abbiamo avuto modo di scambiarci qualche email e così, forse, ci siamo conosciuti meglio.
Poi è subentrata la malattia e l’inizio del suo Calvario. E’ stato quello il momento decisivo.
Io, che avevo cercato ovunque la presenza di un Dio a me sfuggente, che non riuscivo a spiegarmi il perché del dolore nella vita degli uomini, che avevo sempre faticato ad accettare persino l’idea che altri riuscissero a darsi una spiegazione, ebbene, in quel momento vidi tutto, trovai Dio laddove mai avevo pensato potesse esserci.
Dio era con Adelina, era la sua stessa sofferenza, era la sua lotta senza speranza sì, ma pregna di un significato universale.
Ogni volta che venivo a trovarla mi ripetevo che dovevo dirglielo, che dovevo ringraziarla per tutto ciò che la dignità con la quale ha affrontato la malattia mi aveva insegnato. Soprattutto, sentivo il bisogno di ringraziarla per avermi fatto conoscere Dio senza invitarmi a leggere questo o quel libro, senza impartirmi alcuna lezione teologica, come in passato avevano fatto (in buona fede, certo) tanti altri.
La sua testimonianza è stata per me la lezione più proficua.
Per tanti motivi, tutti questi pensieri rimasero dentro la mia testa. Li ho messi per iscritto, in seguito, su un foglio che è conservato nella cappella dove mi reco spesso per pregare e dove, finalmente, riesco ad avvertire la presenza di Dio.
Un caro abbraccio,
Domenic

Questo, invece, il testo del biglietto citato nella lettera:
L’amore è la chiave di tutto. Essere in grado di avvertire il calore. Potrebbe essere questo il segreto. Allora ti rendi conto di quanto ce ne sia, a portata di mano, e non te ne eri mai accorto. Studi, leggi un sacco di libri e la risposta era là, proprio davanti a te, da sempre. Aspettava solo di essere decifrata.
Capisci che pure l’assenza gioca un suo ruolo anch’esso importante. Potrebbe apparire una contraddizione: l’amore ha bisogno di vivere, di farsi vedere, di coinvolgere. L’amore ha bisogno di farsi amare. Invece non sempre è così. In un preciso momento, si manifesta proprio perché assente.
C’è sempre stato, ma non l’avevi percepito. Per abbagliare ha dovuto spegnersi, annullarsi, scomparire, almeno apparentemente. Perché, in realtà, vive con maggiore forza di prima.
È questo il senso della Via Crucis, di tutte le vie crucis.

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Il Natale di solidarietà dell’Agape

Si è concluso con la tombolata di ieri sera il Natale di solidarietà dell’Agape, ultima di tre distinte iniziative che hanno impegnato i volontari dell’Associazione nel mese di dicembre. Nei giorni precedenti c’era stata infatti la consegna di un dono agli ospiti della RSA “Antonino Messina”, a conclusione di una visita impreziosita dall’esecuzione di diversi canti della tradizione natalizia a cura di Noemi Flores e del maestro Angela Luppino, del coro parrocchiale “Cosma Passalacqua”. A seguire, la serata trascorsa in allegria con i ragazzi che in estate partecipano alla colonia estiva, presso il teatro della scuola paritaria “Padre Annibale Maria di Francia”. Un’occasione per scambiarsi gli auguri, improvvisare balli e canti e fare consegnare da Babbo Natale i regali dell’Associazione.
Per l’Agape costituisce un punto d’orgoglio vedere confermato, anno dopo anno, l’affetto di un’intera comunità che partecipa numerosa alla propria tombolata. Da diciannove anni, la scelta di giorno 29 non è casuale, bensì dettata dalla volontà di continuare a ricordare l’esempio di fede, solidarietà e carità della compianta Adelina Luppino nel giorno del suo compleanno.
Nel corso della serata è stato proiettato un video riassuntivo delle attività svolte nel corso del 2025 dall’Associazione presieduta da Iole Luppino: almeno una volta al mese la recita del Rosario insieme agli anziani della RSA “Antonino Messina”, la Giornata del Malato, le raccolte fondi per l’AIRC, la colonia estiva e le diverse iniziative di convivialità con i suoi partecipanti. In particolare, il 2025 dell’Agape ha vissuto un momento di grande emozione con il pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro in occasione del Giubileo del Volontariato.
“Ogni contributo conta”: il tema della Giornata mondiale del Volontariato 2025 sintetizza alla perfezione la filosofia di vita dell’Agape, che si regge sul contributo delle tante persone che le vogliono bene. Grazie a loro è possibile organizzare la colonia estiva, grazie a loro si riescono a realizzare iniziative di solidarietà in favore di soggetti svantaggiati socialmente ed economicamente, o anche soltanto a garantire il viaggio a Roma (come accaduto per il Giubileo) o qualche gita fuoriporta.
Tutte le attività sono realizzate in virtù della generosità di chi partecipa ogni anno alla tombolata o ne consente la realizzazione offrendo premi e dolci da consumare nel corso della serata, degli esercenti commerciali, di chi sceglie di destinare all’Agape il 5 per mille, di chi decide di trasformare il dolore per la perdita di un familiare in amore verso gli altri mediante una donazione, di chi nel silenzio fa pervenire all’Associazione un contributo economico.
A tutti loro è andato il ringraziamento dell’Agape, a conclusione della tombolata dedicata alla cara Nina Luppino, di recente scomparsa.

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Ogni contributo conta

Nei giorni scorsi è stata celebrata la Giornata mondiale del volontariato, istituita dalle Nazioni Unite nel 1985 e quest’anno coincisa con la cerimonia di chiusura di Palermo capitale italiana del volontariato 2025, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le parole pronunciate dalla più alta carica dello Stato, nel Teatro Massimo del capoluogo siciliano, hanno esaltato il valore dell’impegno di quasi 5 milioni di persone (oltre il 9% della popolazione), che annualmente dedicano 84 milioni di ore del proprio tempo agli altri.
Papa Francesco considerava il volontariato come l’insieme di tanti piccoli gesti di servizio gratuito, che fanno sbocciare nei deserti della povertà e della solitudine “germogli di umanità nuova”. L’umanità di coloro che servono il prossimo senza servirsi del prossimo. Ma chi è il nostro prossimo?
Il sostantivo deriva dal latino proximus, superlativo di prope (quindi: “il più vicino”), che è all’origine anche del concetto di “prossimità” richiamato da Mattarella nel suo intervento: «La prossimità – prima rete di solidarietà – rende migliori e gratificanti le nostre vite». Conferire al concetto di prossimità un significato esclusivamente spaziale sarebbe però riduttivo. Prossimo è ogni essere umano percepito vicino a noi, dentro di noi, perché guardato con gli occhi del cuore.
Ha ragione Mattarella quando – riferendosi al volontariato – parla di “leva possente”, capace di dare un senso alle vite di coloro che si dedicano agli altri e al miglioramento delle condizioni della società nella quale vivono. È l’esperienza di giovani e meno giovani, credenti e non credenti, i quali non fanno altro che osservare il precetto cristiano di amare il prossimo come se stessi.
Le associazioni di volontariato danno risposte che spesso lo Stato – per ragioni molteplici – non è in grado di garantire. Sollevano il tappeto sotto il quale vengono nascoste l’ingiustizia e la diseguaglianza che caratterizzano la vita di chi patisce una situazione di disagio socio-economico, degli invisibili, dei tanti “scarti” schiacciati ed espulsi dal corpo della società come brufoli fastidiosi. Comportarsi da buoni cittadini, rispettare la natura e la bellezza del mondo, non essere indifferenti, ascoltare e guardarsi attorno, dedicare del tempo (poco o molto non importa) agli altri.
“Ogni contributo conta”, recita il tema della Giornata di quest’anno che definisce con chiarezza il significato di un impegno. La consapevolezza, cioè, che nessuno da solo è in grado di fare miracoli; né – per un altro verso – che per fare del bene siano richieste facoltà particolari. Ecco perché risultano ancora attuali le parole di Teresa Sarti, cofondatrice di Emergency: «Se ciascuno di noi facesse il suo pezzettino, ci troveremmo in un mondo migliore senza neanche accorgercene».

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La colletta alimentare a Sant’Eufemia

«Aiutare il povero è infatti questione di giustizia, prima che di carità»: questo un passaggio significativo del messaggio di Leone XIV, in occasione della IX Giornata Mondiale dei Poveri istituita da Papa Francesco nel 2017 e coincisa, quest’anno, con il Giubileo dei Poveri. Nella messa in San Pietro, il Papa ha invitato a sviluppare una “cultura dell’attenzione” per sconfiggere l’indifferenza e auspicato “lo sviluppo di politiche di contrasto alle antiche e nuove forme di povertà, oltre a nuove iniziative di sostegno e aiuto ai più poveri tra i poveri”: «Agli operatori della carità, ai tanti volontari, a quanti si occupano di alleviare le condizioni dei più poveri – ha concluso – esprimo la mia gratitudine, e nel contempo il mio incoraggiamento ad essere sempre più coscienza critica nella società».
Messaggio fatto proprio dalla Fondazione Banco Alimentare per promuovere la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare (istituita nel 1989), che ieri ha coinvolto circa 11.600 supermercati in tutta Italia. Tra i 21 Banchi Regionali coordinati dalla Fondazione, quello della Calabria ha raccolto 178 tonnellate dei prodotti a lunga conservazione richiesti: olio, verdure e legumi in scatola, tonno e carne in scatola, conserve di pomodoro e sughi pronti, alimenti per l’infanzia, riso. Gli alimenti raccolti da 5.000 volontari riconoscibili dalla pettorina arancione, in oltre 500 punti vendita, saranno infine destinati a 627 organizzazioni convenzionate con il Banco Alimentare Calabria, le quali assistono oltre 130.000 persone in difficoltà.
Anche quest’anno Sant’Eufemia ha fornito un prezioso contributo, grazie all’impegno dell’Associazione “Padre Annibale Maria di Francia”, che dal 2016 gestisce in paese l’organizzazione della colletta alimentare. Per realizzare l’iniziativa, l’Associazione si avvale della collaborazione dei ragazzi del locale liceo scientifico, oltre che del contributo di privati cittadini che per l’intera giornata presenziano all’uscita dei diversi punti di raccolta.
Il risultato è stato più che soddisfacente: complessivamente sono stati infatti raccolti 529,3 kg di beni alimentari, a conferma della generosità di una comunità sensibile alle tematiche della solidarietà e della carità.

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I cioccolatini della ricerca AIRC 2025

Tornano “I giorni della ricerca”, l’iniziativa promossa dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) per informare, sensibilizzare e sostenere la ricerca sul cancro in un anno particolare, che segna il sessantesimo anniversario della Fondazione.
Prevenzione, diagnosi precoce e nuove terapie sono strumenti fondamentali per combattere le patologie oncologiche: tanto è stato fatto, sia per quanto riguarda le probabilità di guarigione (con un aumento di quasi il 50% di italiani che hanno superato una diagnosi di tumore) che in termini di speranza di vita. Tuttavia, i dati rimangono molto alti: nell’ultimo anno sono state 390.000 le nuove diagnosi, più di mille al giorno.
Anche in questa circostanza l’Associazione di volontariato cristiano “Agape” di Sant’Eufemia sarà al fianco dell’AIRC e delle migliaia di volontari che, in 2.400 piazze, distribuiranno i “cioccolatini della ricerca”, unitamente ad una guida informativa sui traguardi raggiunti.
A fronte di una donazione di 15 euro, l’acquisto della confezione da 200 grammi di cioccolato fondente Venchi consentirà di aiutare concretamente AIRC a sostenere il lavoro di circa 6.000 ricercatori, impegnati quotidianamente nella lotta per rendere il cancro sempre più curabile.
Vi aspettiamo in piazza Matteotti, domenica 9 novembre, a partire dalle ore 9:00.

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