Venticinque anni dopo, la stessa voglia di pioggia

Il mio incontro con Fabrizio De André è avvenuto intorno ai tredici anni. Merito del professore Saverio Garzo, che d’estate caricava di ragazzini la sua BMW 316 e li portava al mare. Tra le musicassette che facevano da colonna sonora durante il viaggio, una raccolta di canzoni di De André, che così entrò nella mia vita. Pochi anni dopo ricevetti come regalo per il mio compleanno il vinile di “Tutti morimmo a stento”, concept album del 1968 che parla della “morte psicologica, morale, mentale, che un uomo normale può incontrare durante la sua vita”. Sulla scena musicale italiana fanno il loro ingresso drogati, assassini, impiccati; per la prima volta un cantautore affronta il tema della pedofilia (“Leggenda di Natale”). Ritratti di personaggi derelitti, abbandonati ai margini della società, sui quali sin dall’inizio della carriera De André posa lo sguardo riconoscendo loro dignità e il diritto ad una possibilità: quella di “consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità” (“Smisurata preghiera”). In loro il cantautore genovese intravede l’altra faccia della luna, in loro trova il bagliore di una tragica grandezza. Siano essi ladri, prostitute, travestiti, criminali: se non proprio gigli, in fondo vittime di questo mondo (“La città vecchia”). Compresi i suicidi, ai quali al tempo era negata anche l’umana pietà: «Di un omicidio – scriverà – sono responsabili soltanto gli autori del crimine ed eventualmente i loro mandanti; di un suicidio, invece, è generalmente responsabile tutta la società o almeno quella microsocietà che lo ha reso possibile».
Subito dopo acquistai il doppio album del concerto del 1979 con i brani arrangiati dalla Premiata Forneria Marconi. Una contaminazione riuscitissima, che raggiunge l’acme nell’interpretazione chitarristica di “Amico fragile” proposta da Franco Mussida.
Dietro le canzoni di Fabrizio De André c’è uno studio gigantesco, una ricerca continua e originale tra le culture non soltanto musicali del suo tempo. Georges Brassens e l’anarco-individualismo nella primissima fase della sua carriera. I vangeli apocrifi studiati per raccontare nell’album “La buona novella” la vicenda del “più grande rivoluzionario di tutti i tempi” attraverso la voce degli esclusi dalla storia ufficiale, come il ladrone Tito, che in punto di morte “nella pietà che non cede al rancore” impara l’amore.
Genova e il Mediterraneo crocevia di culture e di sonorità sublimate nel capolavoro assoluto “Crêuza de mä”. E ancora: il ’68 e la contestazione in “Storia di un impiegato”, con la maturazione della convinzione che non esistono poteri buoni, l’esperienza collettiva del carcere e l’anatema “per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti”. Edgar Lee Masters e la sua “Antologia di Spoon River” tradotta da Fernanda Pivano in “Non al denaro, non all’amore né al cielo”: la dimostrazione che musica e letteratura possono fondersi senza perdere in bellezza, forza, profondità. E chissà se sulla collina De André ha finalmente incontrato il matto che nella penombra inventa parole. Il parallelismo tra popolo sardo e nativi americani nell’album dell’indiano, con l’esperienza autobiografica del sequestro di persona del quale fu vittima insieme a Dori Ghezzi, nella struggente “Hotel Supramonte”. Le collaborazioni con Giuseppe Bentivoglio, Francesco De Gregori, Massimo Bubola, la Premiata Forneria Marconi, Nicola Piovani, infine Ivano Fossati nell’ultimo straordinario lavoro, “Anime salve”. Ancora un viaggio – l’ultimo – denso di suggestioni, per dare voce a chi viaggia in direzione ostinata e contraria, ma anche la premonizione dell’imminente congedo nel sibillino “mi sono visto che ridevo/ mi sono visto di spalle che partivo”.
Come le nuvole di un altro suo fortunato brano, anche Fabrizio De André sta tra noi e il cielo, va, viene e ogni tanto si ferma, come per darci un riferimento, una chiave di lettura su ciò che nel mondo accade. Senza che, venticinque anni dopo, sia minimamente diminuita la voglia di pioggia che la sua scomparsa ci ha lasciato.

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