
Eccoci qua. Siamo i delinquenti, i reietti, la feccia da evitare come la peste. Veniamo dall’Aspromonte, ma non abbiamo un pensiero nostro, schiavi come siamo del malaffare e dei malacarne che decidono della nostra vita e della nostra morte.
Siamo noi stessi malacarne, visto che in alcuni comuni gli elettori hanno espresso un voto bulgaro al Sì per la riforma della giustizia. Mentre la maggioranza del Paese civilizzato si è opposta e con il suo No ha salvato democrazia e libertà. Per tutti, anche per noi che non vogliamo essere liberi e che tutta questa generosità neanche la meriteremmo.
Da due giorni mi capitano sotto gli occhi letture vergognose, vomitevoli, sul significato del voto referendario. Più deplorevole del razzismo di chi si professa superiore, c’è solo il razzismo dei miserabili, dei kapò capaci di essere peggiori dei propri aguzzini.
Lo schema è di una semplificazione sconfortante: in certi comuni ha trionfato il Sì perché si tratta di zone ad alta densità mafiosa, certificata ovviamente da inoppugnabili operazioni di polizia.
Vivo in uno dei comuni carogna. Non c’è stato un manifesto, un’iniziativa politica, nessuno che abbia chiesto il voto per il Sì, né per il No. Ciononostante i cittadini sono andati a votare, con una percentuale di gran lunga superiore all’affluenza registrata in altre consultazioni referendarie. Sono andati e circa il 77% ha barrato il quadratino del Sì.
Probabilmente non tutti i votanti avevano ben chiaro il contenuto del quesito. La mobilitazione, che a livello nazionale ha prodotto una buona partecipazione, è stata frutto della politicizzazione del referendum. Alla fine, in molti hanno votato a favore o contro il governo in una contingenza particolare: guerra, aumento del prezzo del carburante, scandali vari. E quindi ha prevalso il No.
In Aspromonte si è votato pro o contro l’amministrazione della giustizia in generale ed ha prevalso un Sì che si potrebbe definire di frustrazione. Ha votato Sì chi pensa che qualsiasi riforma della giustizia migliorerebbe la situazione attuale. Chi ha avuto esperienza diretta o indiretta degli abusi compiuti sulla pelle di troppe persone. Chi sa a cosa può portare la “vicinanza” tra PM e GIP. Chi ha potuto verificare che, di emergenza in emergenza (prima il terrorismo, ora la criminalità organizzata), l’ordinamento italiano non garantisce a tutti uguali diritti e libertà: ce lo ricordano le interdittive antimafia, le norme per lo scioglimento dei comuni, i poveri cristi violentati dalla carcerazione preventiva per mesi e anni. Ha votato Sì chi è, di fatto, un cittadino di serie B.
Anche se la riforma non toccava molte delle questioni citate, questo popolo reietto e schifato dai moralisti da salotto avrà pensato: ma sì, vediamo se per una volta riusciamo a farla pagare alla casta che non risponde mai dei propri errori. Tanto, più scuro della mezzanotte non può essere.
Sarò più esplicito: senza “Eyphemos” il risultato a Sant’Eufemia sarebbe stato diverso. Ho conosciuto gente che non si recava alle urne dal 2020. Europee, politiche, regionali, comunali: saltate a piè pari. Dopo quel terremoto non si è più interessato a niente. Eppure, in questa circostanza, ha voluto partecipare. Ha votato per sentirsi, una volta tanto, protagonista e non vittima di uno Stato che reprime e arresta, ma non è capace di affrontare l’irrisolta questione meridionale senza ricorrere all’alibi della criminalizzazione di interi territori. Ha aperto la scheda e con la matita ha tracciato sul Sì una croce carica di rabbia, amarezza, delusione.