Nino De Gaetano assolto dopo dieci anni perché il fatto non sussiste

Quando Nino fu travolto dall’inchiesta giudiziaria denominata “Rimborsopoli”, stava vivendo la fase più alta di una carriera politica che sembrava lanciatissima. Un cavallo di razza con il sacro fuoco della politica ad animarne un percorso inarrestabile, iniziato a diciannove anni come consigliere di circoscrizione a Reggio Calabria: in seguito consigliere e assessore comunale con Italo Falcomatà, a 28 anni, nel 2005, veniva eletto consigliere regionale. Assessore regionale con Loiero, rieletto alla Regione nel 2010, era stato nominato nuovamente assessore alla Regione con Oliverio, dopo le elezioni del 2014.
Un punto di riferimento per la sinistra, a livello regionale, provinciale e più in generale locale. Perché Nino, oltre alle sua indiscusse capacità politiche, ha qualità che pochi politici possiedono: l’umanità, la presenza, la difesa dei suoi amici contro tutto e tutti, anche quando schierarsi comporta un prezzo da pagare. Ne sono testimone, perché l’ho vissuto.
Grazie a Nino, insieme ad altri amici, costituimmo il circolo del Partito Democratico a Sant’Eufemia, nel novembre del 2013. E Nino è stato sempre al nostro fianco, pronto a supportarci e a dare risposte al territorio su nostro impulso. C’era solo un modo per fermare la sua ascesa politica, e puntualmente si è verificata: la via giudiziaria. Una bufera che nel giugno del 2015 lo travolse, portando al suo arresto per peculato e falso ideologico. Kaputt. In questi casi si dice che “gli sono state tagliate le gambe”: e così è stato.
Nella sua bontà, o per carità di patria, nella dichiarazione rilasciata dopo l’assoluzione (“perché il fatto non sussiste”) non fa alcun accenno al Partito Democratico. Quel partito, che è stato anche il mio, incapace di difendere i suoi migliori rappresentanti. A meno che non si tratti del sindaco di Milano. In quel caso, si fa quadrato. Per la Calabria invece è diverso: si sa che qua siamo tutti delinquenti, per cui – se qualcuno cade nella rete di un’inchiesta giudiziaria – qualcosa avrà fatto. È successo a Nino, è successo ad Oliverio, è successo a tanti altri. Con il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti: la Regione consegnata alla destra, sindaci e consiglieri comunali prontamente abbandonati dal partito al loro destino che per questo rinunciano a impegnarsi in politica, una classe politica e amministrativa stroncata dal pregiudizio e dalla paura.
Mi hanno rammaricato le conseguenze umane e politiche che Nino ha dovuto patire, ma soprattutto mi ha amareggiato l’occasione mancata, per tutti noi, di avere la possibilità di fare qualcosa di costruttivo per questa nostra terra.
Ora, chissà. Intanto, il tempo ha rimesso le cose al loro posto. Anche se ci sono voluti dieci lunghissimi anni. Poi (me lo auguro per lui e per tutti noi), si vedrà.
Non abbiamo mai avuto alcuna esitazione, questi dieci anni di calvario sono semmai serviti a rafforzare il cemento della nostra amicizia. Però, quanta rabbia e quanta delusione.

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