La sete

È un tempo da non credere, inimmaginabile. Tempo di offese dure come la ragione che non si dà pace e non riesce a comprendere, come il muro contro il quale sbatte la testa incredula, come la corazza di un assioma che è falce e miete, forte di carte e timbri.
Un eterno presente, da oggi e per sempre. Fissato in un’immagine che inchioda e fa sanguinare le mani, le carni. Un unico fotogramma che cancella ogni altro attimo di vita vissuta.
Ma la verità vola più in alto, si stacca dalle miserie umane, si scrolla il fango di dosso con un gesto arcaico. Resiste contro tutto, nonostante tutto. Batte le ore di un orologio senza lancette. Non servono più. Può addensarsi e farsi nebbia, può tendere invano all’infinito. Non fa rumore.
Ma, testarda, non si arrende alla logica del poteva andare peggio. Sopporta lo stigma non per rassegnazione, ma per orgoglio. Accetta pur non condividendo. E allo stigma, ci sputa sopra.
Se è felicità minore, si fa bastare. Non ha pretesa di verifica, né di ribaltamento. Senza sentirsi per questo sminuita nella sua forza. Si salva perché respira umanità e compassione, si nutre di sofferenza e disappunto.
È forse dimensione ineffabile, nella quale niente è come sembra per coloro che sanno. Che non hanno bisogno di mettere insieme ciò che insieme non era, di seguire punti lontani e trovarne il collegamento, di immaginare e di interpretare anche il non detto, di dipingere lo sfondo, di spalare la melma. Il calore degli abbracci e il sale delle lacrime riconducono ogni cosa ad un piano di umanità. Ciò che conta.
Muoiono di sete i fiori non annaffiati. Uguale destino è dato in sorte a chi ha sete di verità e brancola nel deserto. Perché non esiste giustizia senza verità. Esiste però la verità senza giustizia, oltre la giustizia. L’unica in grado di rendere liberi, anche se i solchi alle caviglie fanno male.

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