La Giornata mondiale del malato

Per la XXXIV Giornata mondiale del malato il messaggio del Santo Padre si è concentrato sulla figura del Buon Samaritano, protagonista di una tra le parabole più conosciute del Vangelo: «sempre attuale – ha commentato Leone XIV – e necessaria per riscoprire la bellezza della carità e la dimensione sociale della compassione, per porre l’attenzione sui bisognosi e sui sofferenti come sono i malati».
Riprendendo la riflessione del Papa, l’omelia di don Enzo Gioffrè ha toccato le corde più intime dei partecipanti alla Santa Messa officiata all’interno della RSA “Antonino Messina” con l’assistenza del diacono Vince Cutrì e di Tonino Violi. A partire dai volontari dell’Agape, i quali ogni anno celebrano la ricorrenza presso la struttura per anziani di via Silvio Pellico e che, per mano della presidente Iole Luppino, hanno donato ai presenti una piccola croce con la Preghiera del Buon Samaritano e a don Enzo una statuetta della Madonna di Lourdes.
«Ne ebbe compassione», afferma San Luca quando racconta della reazione del samaritano alla vista del ferito. Compassione è la capacità di “amare portando il dolore dell’altro”, è “amore attivo” che non cristallizza il presente, ma guarda al domani. In questo scarto dinamico ed emotivo, la solidarietà si eleva a carità. Il viandante del racconto evangelico non si limita a soccorrere l’uomo aggredito, ma – dopo averlo medicato – lo accompagna in una locanda, paga l’albergatore affinché ne abbia cura, promette di ripassare al ritorno per saldare il conto. Nella relazione con l’albergatore si coglie il superamento dell’impegno individuale e il passaggio alla dimensione sociale della compassione. Un’esperienza che si ripete in coloro che di fronte alla malattia non si voltano dall’altra parte, ma si accostano alla sofferenza per curare, accompagnare, dare sollievo: “i familiari, i vicini, gli operatori sanitari, le persone impegnate nella pastorale sanitaria e tanti altri”.
Gli occhi lucidi dei volontari, del personale della RSA e degli anziani tradivano sentimenti complicati da controllare, nel corso della Messa – dedicata ai volontari e agli ospiti della struttura deceduti – e alla sua conclusione, quando il parroco ha somministrato il sacramento dell’unzione degli infermi. A rendere ancora più emozionante il momento, i canti eseguiti dal Coro parrocchiale “Cosma Passalacqua”, presente con il Maestro Angela Luppino, Noemi Flores e Rachele Pellegrino.
Ancora una volta si è ripetuto il miracolo dell’amore capace di insegnare a vivere in un luogo che, per molti, poco ormai ha a che fare con la vita. In un tempo che non sembra più tempo, scandito da parole affaticate. Mentre volti sempre più familiari assumevano i tratti dei nonni, dei genitori, di noi stessi.

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