Un autunno caldo

Altro che “autunno caldo”, si prospetta un autunno da bollino nero. Gli indizi sembrano convergere tutti in quella direzione. E non ci sarà neanche bisogno di qualche afoso anticiclone nordafricano per fare salire la temperatura e rendere il clima bollente.

Le prima avvisaglie le vediamo da tempo, preoccupati, arrabbiati e allo stesso tempo sfiduciati. Nonostante i sacrifici imposti dalla cura da cavallo somministrataci dal governo Monti, fatichiamo. L’asticella della ripresa viene spostata sempre più in avanti. Al momento, ci siamo già bruciati il 2013. Un po’ come per la fine dei lavori della Salerno-Reggio Calabria, che ogni anno viene allungata di due. Anche se ora, pare, dovrebbe mancare davvero poco.

Ma torniamo alle calde giornate che ci attendono al ritorno dalle ferie, per chi le farà. I dati di Federalberghi, per dire, non sono affatto incoraggianti. Rispetto a giugno 2011, –8,2% di clientela straniera e –7,1% di turisti italiani. Settembre sarà il mese del salasso della seconda rata Imu: secondo Confedilizia, rincari fino all’80% per chi affitta. Conseguenza prevedibile della decisione adottata da molti sindaci: aliquote al minimo per la prima casa (giustissimo), obtorto collo al massimo per la seconda. Con una pressione fiscale reale record (55%), dato spaventoso che va ad aggiungersi a quello sul maggiore aumento di tasse tra i Paesi dell’Unione europea negli ultimi dodici anni (+3,4%), Confcommercio avverte che c’è poco da stare allegri. Il mercato del lavoro è al collasso, con più di trenta aziende al giorno costrette a chiudere, lo scorso anno. A giugno, l’Istat ha segnalato il 10,8% di disoccupati (+0,3% rispetto a maggio, +2,7% su base annua), con una percentuale giovanile da incubo (34,3%). Se non si lavora, non si consuma. Hai voglia a esporre i cartelli dei saldi. Infatti, sono quasi passati inosservati, se il Codacons ha lanciato l’allarme di un calo del 20% (30% al Sud) nelle prime due settimane di sconti. D’altronde, i soldi se ne vanno in bollette per la luce e per il gas. Ogni paio di mesi, arriva la stangata, quantificata dalla Cgia di Mestre in un aumento complessivo del 48,3% negli ultimi dieci anni.

Il timore è che i sacrifici ai quali gli italiani sono quotidianamente chiamati, possano alla fine rivelarsi insufficienti. Ma c’è di più. C’è la sensazione che i sacrifici non siano proporzionati, che il grosso stia ricadendo sulle spalle della gente comune e che, alla “casta”, il governo abbia soltanto fatto il solletico. A ciò va aggiunto che, nel pieno di una crisi drammatica: a) da tre mesi la politica non riesce ad accordarsi su una legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di scegliersi i propri rappresentanti; b) lo scarto tra rappresentanti e rappresentati è ormai al massimo storico; c) i partiti perdono ogni giorno consenso e credibilità; d) il nepotismo impera e la meritocrazia latita. Non serve una Cassandra per capire che, da qui a un paio di mesi, l’Italia si dividerà tra incendiari e pompieri.

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