Patente a punti e daspo per combattere chi incita alla violenza sul web

Complice una campagna elettorale dai toni altissimi, il web è diventato il moltiplicatore della violenza che quotidianamente vi circola da anni. Gli istinti primitivi trovano terreno fertile, innestandosi sui temi caldi della propaganda. E quale tema più caldo di quello dell’immigrazione? Quale bersaglio più facile di Laura Boldrini, al centro di un attacco mediatico violento e vergognoso sin dalla sua elezione alla terza carica dello Stato? Notizie incredibili, indecentemente false, che pure diventano virali quanto le centinaia e centinaia di bufale messe in circolazione da siti specializzati in fake news: spazzatura utile per soddisfare l’ego degli haters e il business dei clic.
Nel novembre scorso l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha istituito il “Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali”, con l’obiettivo di “promuovere l’autoregolamentazione delle piattaforme e lo scambio di buone prassi per l’individuazione ed il contrasto dei fenomeni di disinformazione online frutto di strategie mirate”. All’iniziativa ha aderito Facebook con i suoi “suggerimenti per individuare le notizie false”: un vero e proprio decalogo che aiuta gli utenti più sprovveduti a districarsi nella giungla dell’informazione taroccata (clicca qui per leggerne il contenuto).
Bene, pugno duro contro gli spacciatori di falsità. Ma una severità ancora maggiore va applicata agli istigatori seriali di violenza. La rete non può essere una terra di nessuno, dove chiunque può impunemente incitare a sgozzare, stuprare, commettere ogni sorta di violenza. I fatti di Macerata insegnano che il passaggio dalle parole ai fatti non è complicato in questa realtà così caratterizzata dal disagio economico e sociale, dall’odio politico che ci riporta alle pagine più buie della nostra storia. Pagine di intolleranza e di caccia alle streghe, fatte di parole d’ordine semplici e immediate, che parlano alla pancia di una società sempre più incattivita e per questo pronta a scatenare la guerra dei poveri, lo scontro penoso dei penultimi contro gli ultimi.
Esistono le leggi, certo. Le indagini sul barbiere calabrese che ha condiviso l’ultimo raccapricciante fotomontaggio di Laura Boldrini sgozzata vanno nella direzione di applicare sul caso la normativa vigente in materia (art. 338 del codice penale). Ma a mio avviso non bastano leggi e sanzioni. Occorre regolamentare l’accesso e l’utilizzo dei social con l’istituzione di una sorta di “patente a punti”, associando a ogni profilo un solo documento d’identità: basta profili falsi, tanto per incominciare.
Come nella vita reale, anche nel mondo mica-tanto-virtuale della rete bisogna mettere la propria faccia sui contenuti che si pubblicano. Sarebbe una misura eccessiva? Non direi. Chi è abituato a vivere nella limpidità non avrebbe nessun problema ad accettare un “controllo” del genere.
Ad ogni violazione andrebbe quindi applicata la sottrazione di un punteggio, variabile a seconda della gravità dell’infrazione, fino all’azzeramento del bonus iniziale: eventualità che farebbe scattare la “squalifica” dai social per un tempo più o meno lungo, maggiorato nei casi di recidiva.
Tolleranza zero contro i violenti: è ragionamento superficiale ridurre la questione a semplice strumentalizzazione tipica delle campagne elettorali. Non è così. Il tema è molto più serio e generale, investe le regole stesse della civile convivenza.

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