“Non uccidetelo: è innocente”. Una riflessione

Non commenterò la rappresentazione teatrale “Non uccidetelo: è innocente”. In cuor mio avevo già deciso che sarebbe stato un successo a prescindere da pubblico e consenso; indipendentemente persino dalla sua stessa messa in scena. Anche se la pioggia fosse durata tutta la settimana, costringendo gli organizzatori all’annullamento (non soltanto al rinvio di due giorni), sarebbe stata una vittoria per chi ci ha creduto fin dal primo momento. E non era facile, perché – spiace dirlo – un po’ di ostruzionismo c’è stato, soprattutto all’inizio.

Certo, sono stati tutti bravi, chi più e chi meno. Mimmo Cammareri (Gesù) e Vincenza Carbone (Maria) hanno fatto commuovere una piazza Municipio gremita e muta, ma anche gli altri attori hanno interpretato i rispettivi ruoli con pathos. Il coro polifonico “Cosma Passalacqua” ha confermato di meritare i riconoscimenti ottenuti anche fuori dai confini comunali. Eufemia Costanzo ha dimostrato che in paese probabilmente non c’è nessuno in grado di coinvolgere così tante persone, dal nulla, in un’iniziativa che richiede entusiasmo, impegno e sacrifici. Ripeto, dal nulla, perché questa volta alle sue spalle non c’era nessuna associazione, ma soltanto un estemporaneo gruppo di “giovani e adulti eufemiesi”. Mi rendo conto che questo è un terreno scivoloso, perché parlare di Eufemia Costanzo e Nino Altavilla, mettendo da parte ciò che ci lega da 36 anni, per me non è facile. Quindi, qui mi fermo.

Sulle immancabili piccinerie di paese due parole però vale la pena spenderle. Si sa: i criticoni non mancano mai e se ognuno spera di suscitare apprezzamenti unanimi è meglio che resti a casa a guardare la televisione. E qua occorrere distinguere tra quelli che non hanno mai fatto niente e quelli che, perché qualcosa la fanno, ambirebbero a una sorta di esclusiva. Poiché mi piace essere chiaro, io non credo che una rappresentazione teatrale sulla passione di Cristo possa “danneggiare” la Processione dei Misteri che storicamente si svolge a Sant’Eufemia il Sabato Santo. Né che sia blasfema l’esecuzione, in entrambe le manifestazioni, di una canzone che fa parte della tradizione religiosa di Sant’Eufemia. Né condivido il ragionamento “se partecipi a quella manifestazione non puoi partecipare alla mia”. Con queste logiche il paese non crescerà mai. Con le chiacchiere da comari e le beghe di campanile non si va da nessuna parte.

E allora un applauso va rivolto a tutte queste persone – ed erano un centinaio tra attori, truccatori, costumisti, scenografi, operai – che non erano mai salite su un palco, che nella vita fanno tutto tranne che recitare e che per mesi hanno tenuto accese fino alle due di notte le luci di un quarto piano di palazzo, con tutto l’entusiasmo e l’amore che avevano dentro.

*La fotografia fa parte del servizio pubblicato su Facebook da Toni Condello

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