Essere volontario

«Il volontariato costruisce comunità resilienti» è il tema scelto dall’Onu per celebrare la 33ª Giornata internazionale del volontariato, che in Italia ha avuto oggi il suo evento principale a Roma, con l’incontro organizzato dal Forum Nazionale del Terzo settore, da Csvnet e dalla Caritas Italiana: «Quando le persone fanno la differenza. Il volontariato che tiene unite le comunità».
Resilienza, ovvero la capacità di reagire di fronte ai traumi, di resistere agli urti della vita e di riprendere il cammino. In Italia sono oltre 5 milioni i volontari, impegnati in 340.000 tra organizzazioni, enti, associazioni: si occupano di assistenza agli anziani, ai disabili, ai soggetti che vivono in condizione di disagio sociale ed economico; promuovono i beni culturali e la tutela dell’ambiente. Si sporcano le mani e sono presenti dove spesso lo Stato non riesce ad arrivare, perché è distratto o perché non può contare su risorse adeguate.
A volte mi chiedo cosa significhi per me essere un volontario. Le domande alle quali è più difficile rispondere sono quelle che ci riguardano personalmente. Forse perché essere volontario è un sentimento e i sentimenti dipendono molto da circostanze che non sempre è facile preventivare né controllare, che cambiano e ci cambiano come è successo a me grazie a questa esperienza che dura da vent’anni. Sono stato in posti in cui mai pensavo che sarei stato in vita mia (Lourdes), semplicemente perché in quel momento servivo là. Credo che ci sia una buona dose di “utilità” nelle cose fatte da un volontario, che va ben oltre la retorica del “lasciare il mondo un po’ migliore”, della ricerca della felicità, del “si riceve più di quanto si dà”. Almeno, per me è così e ogni occasione è un’emozione diversa, per quanto forte.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha oggi ricordato che “il volontariato è un antidoto alle chiusure e agli egoismi che possono generarsi di fronte a momenti di difficoltà personale o collettivi”. Nell’essere volontario c’è, di fondo, un approccio alla vita fondato sulla consapevolezza di avere dei doveri nei confronti della propria comunità, che si traduce in senso di responsabilità. Il volontario non è un buono, nel senso che non è un santo: ha pregi e difetti esattamente come coloro che non fanno volontariato. Ecco perché, in teoria, tutti possono fare volontariato. Si sforza però di osservare la vita con occhi attenti o, meglio, di guardare “le” vite che molti fingono di non vedere.
Non so se questa sensibilità può condurre alla salvezza personale e, sinceramente, non credo neanche sia questo il punto. L’aspetto importante è la disponibilità del volontario a dedicarsi all’altro, in quello che Mattarella ha definito “uno spazio importante del protagonismo civico, prezioso alleato nella ricostruzione del desiderio di impegno politico e civile”.

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