Ciao, “zio” Pino

I ricordi sono increspature dell’acqua di un fiume che scorre prorompente: non so bene a quale aggrapparmi per tirarmi fuori da queste mura. O un cesto di ciliegie, fra le quali è complicato scartarne una perché sono tutte belle.
Belle come te, zio Pino. Ti chiamo come ti ho sempre chiamato, come ti abbiamo sempre chiamato noi che casa tua è stata anche la nostra.
Quella casa con la porta sempre aperta per chi ha voluto entrarci per scambiare due parole, guardare la televisione, fare una partita a carte, trascorrervi piacevoli serate attorno alla tavola imbandita come per una festa.
Quella casa riecheggiante di racconti antichi e delle tante voci che facevano da corona ai tuoi anziani genitori: anche gli occhi del bambino che ero molti anni fa, quando ti conobbi, percepivano la grandezza della semplicità dei sentimenti più autentici. L’amicizia vera è capace di regalare alle giornate grigie i colori dell’arcobaleno. La tua è stato un riparo nel quale abbiamo ristorato le nostre anime, a volte stanche di giorni pesanti.
Ricordavi spesso il senso dell’accoglienza di tua mamma, la generosità che illuminava quell’uscio e che apparteneva a un’altra epoca. Meno egoista di questa, meno ripiegata su se stessa e sulle tante cose di nessun valore se confrontate all’affetto e alla vicinanza delle donne e degli uomini delle rughe di un tempo. A quel nobile insegnamento sei rimasto fedele fino alla fine. Ed io, Diego e Pasquale siamo stati fortunati di poterne godere.
Ora un dolore acuto ci punge il petto, un senso di smarrimento profondo ci ammanta. Nella nebbia che avvolge la tua elegante e impeccabile figura intravediamo il tuo sorriso. Perché sono stati i sorrisi nostri ed i tuoi a impreziosire le ore accanto al caminetto o seduti sul divano.
Ci mancherai. Ci farà stringere il cuore vedere chiusa quella porta che ci attendeva la sera, alla fine delle nostre giornate.
Ma quando di te parleremo, racconteremo del conforto e della ricchezza dell’amicizia. Nonostante la solitudine, nonostante la tristezza, nonostante le lacrime di oggi.
Ciao, zio Pino

*Nei giorni trascorsi al di là del vetro della Rianimazione, avevo scritto per lui Chissà che pensieri fai:

Chissà che pensieri fai
se hai pensieri
nella bolla di sonno senza sogni
discorsi senza parole
viaggi senza passi.
Non è più la tua
quest’attesa di vetro
che ci separa,
di qua e di là della barriera
vita e morte.
Un sussurrare stanco
ferisce
dei giorni lenti
la quiete
e il muto presagio.

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