Il grande cuore di Fabrizio

C’erano Corrado e Mike Bongiorno, due giganti. E poi c’erano le nuove leve, su tutti Fabrizio Frizzi e Gerry Scotti. È stata la televisione di noi ragazzini negli anni 80: programmi “leggeri”, mai volgari, ai quali i genitori “ci affidavano” tranquilli perché non veicolavano messaggi negativi. I conduttori erano una garanzia di serietà e professionalità; e poi erano simpatici, ironici ed autoironici, sapevano prendersi in giro perché alla fine i problemi sono (dovrebbero essere) altri.
Il tritacarne televisivo sarebbe arrivato più tardi. Allora si respirava aria di semplicità e di sentimenti genuini.
Un appuntamento imperdibile per tanti di noi fu il programma televisivo “Tandem”, in particolare il quiz che al suo interno conduceva Fabrizio Frizzi: “Paroliamo”. Squadre di studenti si contendevano la vittoria cercando di comporre la parola più lunga utilizzando le lettere a disposizione. Un gioco di società che ti faceva sentire a casa, come se stessi giocando a tombola o a monopoli con fratelli, cugini, vicini. Una scenografia essenziale, con le lettere di cartone che venivano disposte sul tavolo. Sembra sia passato un secolo.
Poi si cresce e ci si perde, perché gli interessi cambiano: anche se un’occhiata all’Eredità si finiva sempre con il darla. Guardiamo ad altro “da grandi”, guardiamo all’uomo.
E in questo Fabrizio Frizzi è stato un gigante per umanità, sensibilità, generosità. In prima fila accanto a Telethon o con la conduzione televisiva della “Partita del Cuore”, per sottolineare l’importanza delle donazioni nella lotta alle malattie genetiche.
Ci ha fatto commuovere quando si è saputo che aveva salvato la vita di una ragazza donandole il midollo osseo.
Credo sia questo il suo più grande lascito: l’esempio. Se il conduttore televisivo è stato un ottimo professionista, l’uomo “è” testimone di bellezza, della bellezza e della grandezza del dono.

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