
Nella metà degli anni Settanta la nascita delle radio libere portò una ventata di freschezza nelle trasmissioni radiofoniche in Italia. La fine del monopolio Rai, sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 202 del 28 luglio 1976, liberalizzò infatti le trasmissioni delle radio locali, che da quel momento ebbero uno sviluppo impetuoso. Nuovi generi musicali si diffusero più massicciamente: in particolare il rock, il folk e la musica straniera; mentre la possibilità di interagire con lo studio aprì il campo alle telefonate del pubblico, che sceglieva i brani da mandare in onda e dibatteva di attualità e politica.
Dagli appartamenti e dalle soffitte dei luoghi più sperduti, i movimenti sociali e i giovani del tempo conquistavano un formidabile spazio d’espressione per una realtà dinamica, che successivamente avrebbe trovato la consacrazione cinematografica in film cult come “Radiofreccia” di Luciano Ligabue e “I cento passi” di Marco Tullio Giordana.
Il vento della novità arrivò a Sant’Eufemia nel 1977 per iniziativa di Ambrogio Pancanno, il quale fondò Radio Antenna Sud ispirandosi all’esperienza di Radio Piana (Rizziconi) e Radio Touring (Reggio Calabria).

All’apice del successo Radio Antenna Sud ebbe anche una collaborazione con Radio Luna, la storica emittente romana promotrice di un accordo tra radio locali che in alcuni momenti della giornata trasmettevano gli stessi programmi. Grazie all’installazione di un ponte radio sui piani dell’Aspromonte, dalla sede di via Milano il segnale riusciva a raggiungere il Pollino e a diffondere i programmi curati da un gruppo di ragazzi che erano espressione di un tessuto sociale locale molto vivace. I vinili arrivavano con il metodo del disco-posta, un servizio in abbonamento che consentiva alla radio di stare al passo delle ultime uscite discografiche, ma spesso erano i giovani ad acquistare i dischi e, presso il mercato domenicale del paese, le musicassette con i brani da mandare in onda. Il programma più amato era quello pomeridiano delle dediche in diretta, che consentiva agli ascoltatori di telefonare e scegliere le canzoni da dedicare al partner, ad amici e parenti, ma molto seguite erano anche le rubriche di Erminia Romeo (cucina), Carmelita Tripodi (costume e attualità), Vittoria Saccà (quiz), Nino Borzumato (sport), il “ragazzo punk” Domenico Luppino, Luciano Nolgo, Cosimo Luppino e Adelina Luppino, la sfortunata ragazza perita in un incidente stradale che per la sua bellezza veniva definita “il sole”, determinando così per scherzoso contrasto alla sua luce il soprannome del dj del programma successivo, che era condotto da “Ombra” (Ambrogio Pancanno).
Alcuni tra i protagonisti della prima emittente radiofonica eufemiese, conclusa quell’esperienza, diedero vita nel 1985 a Radio Station Punto 5, che successivamente cambiò nome in Radio Venere.

Tra questi Franco Sgrò, che a Radio Antenna Sud aveva mosso i primi passi: «Una volta diplomati, nelle discussioni tra amici a casa di Nino “Marcello” Cammarere, qualcuno lanciò l’idea, che fu subito accolta dagli altri. Cominciammo con pochi watt: all’inizio si riusciva ad ascoltare la radio praticamente soltanto in paese!».
La prima sede si trovava in una baracca di via Legnago portata a condizioni accettabili dai giovani che la ripulirono e la rimisero in sesto. Successivamente lo studio fu ospitato dall’Associazione culturale “Sant’Ambrogio”, in una stanza della sede di piazzetta Vittorio Veneto. L’origine del nome faceva riferimento ai cinque soci iniziali: Franco Sgrò, Luciano Nolgo, Vincenzo Borrello, Nino Cammarere e Gianni Calarco. Nel frattempo, del gruppo fondatore erano rimati soltanto Sgrò e Nolgo, da cui il nome definitivo Radio Antenna Due.
Anche Radio Antenna Due utilizzava un ponte radio collocato in Aspromonte, mentre progressivamente i watt salirono fino a 500, facendo arrivare il segnale della frequenza in Sicilia e in Campania: «Il ponte radio – considera Sgrò – comportava un vantaggio ma anche uno svantaggio, perché quando c’era un temporale il segnale saltava e bisognava correre in Aspromonte, sotto l’acqua o la neve, per tentare di ripristinarlo, se era possibile. Se c’era un guasto importante bisognava invece portare il ponte radio a Messina, in un centro specializzato, il che comportava una notevole spesa».
La radio si avvaleva di una strumentazione acquistata dai soci della radio (tre giradischi e tre piastre per le musicassette), così come i dischi e le musicassette: «I dischi – ricorda Sgrò – arrivavano grazie all’abbonamento con una casa discografica, ma provvedevamo anche noi personalmente. Si ascoltava il disco e poi si decideva in base ai gusti individuali. Ognuno era libero di scegliere la musica che voleva. Tutte le canzoni venivano catalogate in ordine alfabetico in un apposito registro».
Il palinsesto iniziava alle 8 con “Pronto, buongiorno è la sveglia”, di Franco Sgrò, che richiamava il titolo di un brano dei Pooh. A seguire, si avvicendavano i programmi degli altri speaker, che variarono nel corso degli anni: Luciano e Mimmo Nolgo, Damiano Nania, Tonino Saccà, Mimmo Tiani, Pino Garrapetta, “il dj dalla puntina veloce” Mimmo Rositano con il suo “Musical Explosions”, Cosimo Modaffari e altri. La scaletta era curata da Sgrò, che alle 6 di mattina era già al lavoro per fare incastrare le rubriche musicali con quelle di altro genere: lo sport (“Off-side”) e l’attualità (“Grandangolo”), a cura di Peppe Napoli, i quiz religiosi a premio (don Giuseppe Fedele), la cucina (Gioconda Geremia). Un grande successo riscontrò il programma delle dediche in diretta, condotto in genere da Tonino Saccà dalle 14.30 alle 16.30. Ricorda Sgrò: «Telefonavano tantissime persone. Era il programma più ascoltato, anche se devo dire che la gente ci seguiva sempre. Dalla mattina alla sera ricevevamo decine e decine di telefonate».

Tutti i programmi erano in diretta, ad esclusione del “Notturno”, che iniziava dopo la mezzanotte con la messa in onda della musicassetta che girava in loop fino al mattino, e le pubblicità preparate da Franco Sgrò e Tonino Saccà: «Sabato e domenica – racconta Sgrò – restavamo chiusi nella radio per registrare le pubblicità. Sceglievamo le musiche da abbinare al jingle pubblicitario e la cadenza. Gli spot venivano lanciati 3-4 volte al giorno, qualche volta in più dietro la corresponsione di un piccolo sovrapprezzo».
L’impegno era totalizzante. Sgrò ripensa alle lunghe notti del Festival di Sanremo: «Non si dormiva. Tenevo la radio sul comodino e registravo i brani mentre venivano eseguiti, cercando di interrompere la registrazione prima che il conduttore riprendesse la parola. Al mattino avevamo già le musicassette con le canzoni pronte per essere mandate in onda». Tra i momenti più alti vissuti da Radio Antenna Due, la collaborazione con Ambrogio Pancanno per l’organizzazione di tre serate presso la pineta comunale con le “Ragazze Coccodè”, il celebre corpo di ballo partorito dalla mente geniale di Renzo Arbore per il programma televisivo “Indietro tutta!”, con il quale veniva messo alla berlina un certo modo di fare televisione, oggi più che mai attuale, basato sull’utilizzo del corpo di showgirl tanto belle quanto artisticamente incapaci.
L’avventura si concluse nel 1989, quando Sgrò dovette prendere atto che, a causa di progressive defezioni, non era più possibile continuare: «È stata una bella esperienza. Quando piace fare una cosa e la si deve mollare, è una brutta batosta. Io sono amante della musica, mi è sempre piaciuto scoprire nuove tendenze, nuove voci. La musica è stata ed è tuttora una parte importante della mia vita. Quel giorno ho voluto chiudere io. Ho salutato e ringraziato tutti, ma quella decisione mi ha tagliò il cuore».
Finiva così l’esperienza significativa di una generazione di giovani armati di passione e protagonisti di una bella pagina della storia del costume e della società eufemiese.