I giovani di Pont’i carta in cammino

I giovani di “Pont’i carta”, che si definiscono “voci in cerca di ascolto”, hanno una mission di non facile attuazione. L’ascolto è, al giorno d’oggi, esercizio poco praticato e il rumore disordinato di questi tempi confusi non aiuta. Occorre pazienza per riuscire a scartare, tra il bombardamento delle parole, quelle da salvare e da proteggere. Eppure ci provano, testardi, a indicare orizzonti diversi, fiduciosi che i tempi non saranno sempre questi, che un seme piantato potrà un giorno dare frutti inaspettati in termini di rispetto per la storia e per l’ambiente che ci circonda.
Il risultato dell’iniziativa del 14 agosto testimonia che i margini di azione per provarci esistono. È stato sufficiente il tam tam di pochi giorni per costringere il gruppo a chiudere le adesioni alla “camminata per scoprire il nostro territorio”, pervenute in così alto numero che si correva il rischio di rendere complicata la gestione della visita al litorale di Palmi, meta scelta per l’edizione di quest’anno. L’organizzazione è stata tuttavia perfetta, grazie all’impegno di Freedom Pentimalli e Francesco Martino, coadiuvati da Marco Bagnato, Davide Carbone, Francesca Caruso, Carmen Forgione, Lorena Garzo e Giuseppe Luppino.
Circa sessanta partecipanti (molti giovanissimi) si sono ritrovati in località Rovaglioso, punto di partenza del percorso ad anello di sette chilometri (asfalto, sterrato, sentiero) che ha portato la comitiva a visitare alcune caratteristiche grotte prima di sostare davanti a Villa Pietrosa, la dimora di Leonida Repaci. Per questo genere di iniziative “Pont’i Carta” può contare sulla professionalità e sull’esperienza di Freedom Pentimalli, guida ambientale escursionistica e membro della “Compagnia dei Cammini”: è toccato a lui condurre il gruppo, introdurlo nelle grotte e, al fresco dei ripari, fornire dettagliate informazioni sui luoghi visitati. In particolare, sul fascino del sistema di grotte a vari livelli di Pignarelle, scavate nell’arenaria e sulle cui pareti sono visibili i solchi lasciati dalle scalpellate dell’uomo, che furono in epoca bizantina il cuore di un insediamento monastico. Più risalente nel tempo, invece, la storia della grotta di Tràchina, all’interno della quale sono state rinvenute ceramiche risalenti all’età del Bronzo.
Dopo oltre quattro ore trascorse sotto un sole cocente, la comitiva ha potuto finalmente godere il refrigerio di un tuffo a Caletta Rovaglioso, iconica spiaggia “segreta” della Costa Viola incastrata tra le scogliere e raggiungibile dopo avere percorso una stradina composta da gradini che scende a picco sul mare, tra le meraviglie della macchia mediterranea. Un posto che profuma di zagara e di mito, quello legato ad Oreste, figlio di Agamennone e Clitennestra, il quale dopo avere ucciso la madre e l’amante Egisto, perse la ragione e cominciò a vagare per il Mediterraneo prima di approdare a Rovaglioso, dove recuperò il senno bagnandosi sette volte nelle sue acque.
Sulla comitiva ha infine aleggiato lo spirito di Leonida Repaci, richiamato da Freedom con la lettura intensa di “Quando fu il giorno della Calabria”. «La sua felicità sarà raggiunta con più sudore», concludeva lo scrittore palmese: una speranza che non può che essere condivisa da chi ama questa terra.

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