Tesseramento Associazione Terzo Millennio

Venticinque anni di attività costituiscono un traguardo importante, significativo. Dicono molto sull’impegno di soci e volontari, sulla loro determinazione e sulla loro generosità, sull’amore per il proprio paese e sulla convinzione che, per rendere migliore il posto in cui si vive, occorre sporcarsi le mani. Darsi letteralmente da fare. Sembra semplice, ma non è così, perché se non si ha dentro di sé una forte motivazione, risulta complicato trovare il tempo per contribuire all’organizzazione di qualsiasi iniziativa.
Dal 1997 ad oggi l’Associazione Terzo Millennio ha incarnato lo spirito più nobile dell’associazionismo, inserendosi con pieno merito tra le realtà aggregative e propositive più vivaci nella storia della nostra comunità. Sant’Eufemia, da sempre, ha avuto nelle sue associazioni culturali, di volontariato e sportive un formidabile punto di forza. Un patrimonio straordinario, che va tutelato e sostenuto, ancor di più in questo particolare momento storico, caratterizzato da un preoccupante disimpegno.
Gli ultimi tre anni sono stati molto duri: la pandemia ha provocato una inevitabile flessione delle attività delle varie associazioni eufemiesi e, di conseguenza, il paese ha perso quella sua caratteristica dinamicità sociale e culturale. Ora occorre però reagire e sono convinto che toccherà alle associazioni riannodare il filo di un discorso interrotto, lavorando in sinergia con la prossima amministrazione comunale.
Lo slogan scelto dall’Associazione presieduta da Francesco Luppino per lanciare la campagna di tesseramento è “Andiamo avanti… io ci sono”. In passato ho avuto modo di partecipare a diverse iniziative del Terzo Millennio: convegni, presentazione di libri, escursioni naturalistiche. Da oltre 20 anni presto il mio tempo alle attività dell’Associazione di volontariato cristiano “Agape”, ma dall’anno scorso sono a tutti gli effetti socio anche del Terzo Millennio. Mi sono iscritto perché ritengo che, per risollevarsi, Sant’Eufemia ha bisogno di mettere insieme le proprie energie. Spero di riuscire a rendermi utile anche nelle iniziative che in futuro il Terzo Millennio realizzerà.
Si riparte, dunque. L’appuntamento è presso la sede dell’Associazione, domenica 6 novembre, dalle ore 16.00 alle 19.00. Sarà anche l’occasione per stare insieme e godere dei sapori dell’Autunno.

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La “Primavera di libri” del Terzo Millennio

Saranno due gli appuntamenti di “Primavera di libri”, la kermesse culturale ideata dall’Associazione Terzo Millennio, che già nel 2014 ha visto succedersi nel “salottino” allestito all’interno dell’Aula consiliare del Palazzo municipale Francesco Idotta, Giuseppe Caridi ed Elisabetta Villaggio.
“Primavera di libri – ci dice il presidente del Terzo Millennio Francesco Luppino – rappresenta per me un regalo che voglio offrire a me stesso, ai soci e ai simpatizzanti dell’associazione: un’occasione per arricchire e stimolare la voglia di cultura consapevole che questa, e solo questa, è il segreto per poter fare la differenza”.
La seconda edizione si articolerà in due incontri. A rompere il ghiaccio, sabato 9 maggio alle ore 18, Eva Gerace e Francesco Idotta con la presentazione di Educare per crescere. Il viaggio del camaleonte (Città del Sole, 2015), l’esito cartaceo di un progetto “per l’educazione alla vita” avviato da un gruppo di studiosi italo-argentini al fine di consegnare ai giovani “uno strumento di apprendimento sull’amore e i vincoli con gli altri” che privilegi “l’etica delle differenze, la sola che possa generare amore e rispetto per la vita, quell’amore che trascende la smania di dominio e amplia la capacità di abitare il proprio spazio, il proprio tempo e la dimensione di ognuno”.
Francesco Idotta, docente di storia e filosofia presso il locale liceo scientifico “Enrico Fermi” e influente maitre a penser per generazioni di studenti eufemiesi, ha contribuito alla sezione narrativa del libro: tre gruppi di racconti, illustrati dalla pittrice Patricia Gerace. La parte scientifica è invece curata da Eva Gerace, specialista in psicologia clinica dalle molte suggestioni letterarie, come hanno potuto constatare gli eufemiesi che nell’agosto scorso ne ascoltarono l’intenso intervento in occasione del Premio “Merica” assegnatole dal gruppo “Insieme per crescere”.
Il secondo incontro (sabato 16 maggio, sempre alle ore 18) sarà invece dedicato a un incontro-dibattito sul tema “Perché restare?”. Questione sempre più attuale per giovani e meno giovani alle prese con il lacerante dubbio se valga la pena continuare a sperare di riuscire a realizzare qua il proprio futuro o se non sia il caso di arrendersi e seguire l’esempio dei tanti che quotidianamente abbandonano la nostra terra e cercano una possibilità al Nord o all’estero.
Chi scrive ne parlerà con Katia Colica, scrittrice e giornalista “senza anestesia”, autrice di racconti, poesie, sceneggiature teatrali. La più recente, edita ad aprile da Città del Sole e applauditissima alla prima presentazione, Un altro metro ancora, “monologo sul bordo della vita” che racconta un episodio realmente accaduto nel corso della seconda guerra mondiale: la storia di un gruppo di sfollati salvati da un eroe “per caso” che si offre di essere il primo della colonna di uomini e donne in procinto di attraversare un campo minato. Pagine intrise di impegno civile e lirismo, il marchio di fabbrica dei suoi due romanzi-inchiesta di successo (mentre il terzo è di prossima pubblicazione): Il tacco di Dio. Arghillà e la politica dei ghetti (Cdse, 2009) e Ancora una scusa per restare. Storie di ordinaria invisibilità in una notte metropolitana (Cdse, 2012).

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Forza venite gente

Non è questione di fare classifiche, che sono sempre antipatiche, perché poi la finalità di ogni manifestazione è quella di creare momenti di aggregazione, spensieratezza e crescita per la nostra comunità. Per cui a tutti quelli che si impegnano per rendere migliore Sant’Eufemia va rivolto un applauso incondizionato, per la generosità e la gratuità di uno sforzo che spesso comporta più sacrifici che onori.

Va però dato atto all’associazione Terzo Millennio di essere da diversi anni protagonista imprescindibile dell’estate eufemiese (e non solo dell’estate). Un gruppo assortito e ben amalgamato di donne e uomini, giovani e meno giovani, che riesce a realizzare iniziative culturali di ottimo livello e che non potrebbe ottenere questi risultati se alla base non vi fosse un’organizzazione solida, rodata e coesa nella quale il caso e l’improvvisazione non giocano alcun ruolo. Di sicuro, un esempio da seguire nel campo dell’associazionismo per l’entusiasmo, il desiderio di mettersi costantemente in gioco, la voglia di divertire divertendosi.
Era difficile migliorare l’exploit della rappresentazione teatrale messa in scena nell’agosto scorso, eppure anche quest’anno è stato fatto un ulteriore passo in avanti. Verso dove non si sa, considerato che si tratta pur sempre di un cast di volontari alle prese con i problemi quotidiani di ogni comune mortale: famiglia, studio, lavoro. E quindi, accanto ai meritatissimi applausi, già fa capolino la curiosità per ciò che l’associazione sarà costretta a inventarsi la prossima estate, per continuare a stupire.
Un musical richiede un surplus di impegno rispetto alla “semplice” recita, tra il pubblico crea un’aspettativa maggiore, tra gli attori responsabilità, emozione e tensione nuove.
Tutto è andato come doveva e lo spettacolo Forza venite gente è stato la dimostrazione della potenza di una macchina oleata ad arte. Una serata indimenticabile per i protagonisti e per il pubblico assiepato in ogni angolo di piazza Municipio, filata liscia con la soavità della perfezione e giustamente culminata nella standing ovation finale che gli spettatori hanno voluto tributare agli attori e a tutti i soci dell’associazione.
Dalla scenografia ai costumi, alle coreografie dei balletti, alle parti cantate e a quelle recitate, ai tempi di scena: ogni cosa è sembrata di una naturalezza disarmante; ogni cosa – aspetto non certo secondario – è stata curata totalmente dall’associazione fin nei minimi particolari.
Non è un caso se già tra qualche giorno ci sarà un bis “in trasferta” (a Vibo Marina il 15 agosto), se altri comuni hanno manifestato la volontà di ospitare lo spettacolo, se a ottobre il musical approderà addirittura ad Assisi.
Complimenti al presidente Francesco Luppino e, con lui, a tutta l’associazione e lunga vita – anche per il bene di Sant’Eufemia – all’associazione Terzo Millennio.

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La primavera di libri dell’Associazione Terzo Millennio

Con l’organizzazione dell’evento “Primavera dei libri 2014” il Terzo Millennio si conferma realtà associativa particolarmente vivace, di certo quella capace di promuovere il maggior numero di manifestazioni a Sant’Eufemia. Le iniziative estive dell’associazione presieduta da Francesco Luppino costituiscono da oltre quindici anni appuntamenti di successo del cartellone eufemiese: l’escursione naturalistica nel Parco dell’Aspromonte e la rappresentazione teatrale in piazza municipio. Un’attività di valorizzazione del patrimonio culturale, naturalistico e umano del territorio che richiede passione e partecipazione, possibile proprio solo in virtù di una capacità di aggregazione che rappresenta forza e finalità stessa dell’impegno dei soci. Come dimostra l’ambizioso progetto in cantiere per agosto: un musical con protagonisti più di cinquanta attori di tutte le età, già da quattro mesi impegnati nelle prove dello spettacolo. Con tutto quello che ciò comporta – non va dimenticato – in termini di sacrificio e rinunce, per uomini e donne quotidianamente alle prese con problemi di studio, lavoro, famiglia.

L’interesse per i libri ha negli anni consolidato gli appuntamenti con gli autori, le presentazioni di volumi, l’organizzazione di convegni di assoluto livello culturale e scientifico. È questo l’humus in cui è maturata l’idea di dedicare maggio, il mese dei libri, a ben tre incontri letterari cui l’amministrazione comunale darà ospitalità nell’aula consiliare del palazzo municipale. Non si tratterà della “canonica” presentazione di libri, quella per intenderci che prevede lo schema classico di una relazione sul volume, l’intervento conclusivo dell’autore e le eventuali domande del pubblico. Si è preferito dare all’evento un taglio più informale e partecipativo, con i soci protagonisti attivi e non semplici spettatori. Una conversazione aperta al contributo di tutti in una sorta di assemblea con all’ordine del giorno gli input suggeriti dalla lettura dei libri, tutti editi da Città del Sole.

Si inizierà il 3 maggio con Francesco Idotta, docente di Filosofia e Storia presso il liceo scientifico “E. Fermi” di Sant’Eufemia, autore del prezioso Il desiderio del camaleonte, nel quale i temi filosofici che da millenni interrogano l’uomo vengono affrontati con una leggerezza stilistica che nasconde bene la complessità e la profondità del pensiero.
Il 17 maggio sarà protagonista la storia, con ospite di prestigio il presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, professore Giuseppe Caridi, il quale colloquierà con il pubblico circa i risultati del suo ultimo lavoro, La Calabria nella storia del Mezzogiorno.

La chiusura della manifestazione, giorno 29, sarà invece affidata a Elisabetta Villaggio, regista e autrice teatrale alle prese, nel romanzo Una vita bizzarra, con la rivisitazione degli anni Settanta in Italia attraverso le vicissitudini delle protagoniste Rosa e Benedetta.
Filosofia, storia e letteratura per tre appuntamenti imperdibili.

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Il Terzo Millennio supera l’esame con Eduardo

La sfida questa volta c’era. Con se stessi, per carità. Più che altro per capire fin dove si può arrivare, pur nei limiti di una passione che non vuole e probabilmente non può diventare altro. Anche se ci piace pensare che un giorno il prodigio possa compiersi. Magari coinvolgendo altri interpreti, ragazzi che immaginiamo affascinati dal buon esempio di chi – facendo i salti mortali per conciliare lavoro, problemi e tempo libero – riesce ogni anno a stupire e ad offrire un prodotto di altissima qualità.

La rappresentazione teatrale messa in scena dall’Associazione “Terzo Millennio” in occasione della festa dell’emigrante fa parte a buon diritto del clou dell’agosto eufemiese. Una manifestazione giunta alla diciassettesima edizione, così come l’escursione naturalistica: altra iniziativa di grande successo dell’associazione presieduta da Francesco Luppino, che quest’anno ha avuto come scenario l’incanto delle cascate del Marmarico, a Bivongi.

Alla soglia della maturità, la compagnia teatrale ha voluto rilanciare. Sì, perché non era per niente facile “nascondere” le assenze dei bravissimi Paolo Occhiuto, Mimmo Ceravolo e Giuseppina Violani. Il rapporto tra attori e pubblico è un’alchimia che si basa sulla fiducia. Lo spettatore sa chi sale sul palco, l’attore sa cosa il pubblico si aspetta. Ecco il perché della sfida, in un momento di intuibile e comprensibile disorientamento.

Da qui la scelta azzardata di alzare l’asticella e misurarsi con i giganti del palcoscenico allestendo “Non ti pago”, commedia in vernacolo liberamente tratta dai tre atti scritti da Eduardo De Filippo nel 1940. La risposta del pubblico è stata più che positiva, considerato che oltre mille persone hanno gremito piazza Municipio (soltanto i posti a sedere, andati a ruba, erano circa 700).

Quel che più ha colpito è stata la perfezione dei tempi di scena, segnale evidente di un lungo e scrupoloso lavoro di preparazione. Un salto di qualità visibile nel ritmo incalzante, mai stanco, senza tempi morti: un soffio di leggerezza durato un’ora e quaranta minuti, dopo la puntuale presentazione di Martina Napoli.
Se rimpianto può esserci, è dettato dalla convinzione che lo sforzo organizzativo (regia, scenografia, costumi e musiche sono a cura dell’associazione) e la bravura di Francesco Luppino, Pina Marafioti, Chiara Albanese, Enzo Fedele, Ciccio Nolgo, Enza Saccà, Maria Iero, Rachele Pellegrino, Eurema Pentimalli, Domenico Rositano e Rossella Forgione meriterebbero di uscire dai confini comunali, come d’altronde è già avvenuto in passato.

Ma qua si torna alla questione iniziale. Cosa si vuole fare. Cosa si può fare.

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Strade, storia e storie di Sant’Eufemia

Ora ne posso parlare. Dalla primavera scorsa la tentazione c’è stata più volte, ma mi ha sempre frenato il timore di sbilanciarmi troppo quando ancora, in effetti, non sapevo come sarebbe andata a finire. Il progetto aveva cominciato a frullarmi in testa dopo il convegno organizzato dal Terzo Millennio e dal liceo scientifico per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia (marzo 2011). In quella circostanza, mi resi conto che, per la maggior parte degli eufemiesi, i protagonisti della storia locale non sono nient’altro che un nome stampato agli incroci delle strade. Pensai che sarebbe stato utile saperne di più.

Certo, perché un progetto diventi realtà, occorre una buona molla, che è arrivata un anno dopo. Fino ad ora avevo scritto libri per passione, per “dovere”, per lenire un dolore. Questo l’ho scritto per rabbia e perché lo scrivere, per me, ha sempre rappresentato una formidabile valvola di sfogo.

Mi sono divertito tantissimo. Dal 1861 ad oggi i nomi di alcune strade sono cambiati, nuove vie si sono aggiunte, di altre denominazioni addirittura non si ha più notizia. Scomparsi i nomi, cancellate – fisicamente – anche le vie. Allarga di qua, allarga di là, un corpo avanzato, una recinzione e addio strada.

In tutto, ho redatto 106 voci. Ovviamente, su personaggi come Dante o Cavour c’era poco da aggiungere a quanto già non sia noto. Un buon ripasso, comunque, dà sempre giovamento.
Recuperare le notizie riguardanti i personaggi eufemiesi è stata invece una caccia al tesoro, a volte spassosissima, altre irritante. Ho chiesto delle informazioni all’anagrafe di Genova e all’archivio storico della banca commerciale italiana e mi sono state fornite dopo ventiquattro ore. Mi sono rivolto allo stato civile del comune di Palmi e ho fatto prima a girarmi tutto il cimitero alla ricerca di una tomba (soprattutto, di una data che in nessun archivio avevo trovato) che sospettavo si trovasse là e che alla fine è saltata fuori: eureka!

A distanza di venti anni, mi sono cimentato nuovamente con il latino per decifrare un registro di battezzati del Settecento e ho esultato (in italiano) quando, finalmente, ho scovato l’informazione che cercavo da mesi. E poi le risate, che non ce l’ho fatta a non condividere con qualcuno, davanti alla scoperta degli strafalcioni che campeggiano in bella vista su alcune tabelle toponomastiche.

Strade, storie e storia di Sant’Eufemia, dato che il libro è anche il pretesto per scrivere di storia locale e per portare alla luce aneddoti legati ai personaggi o a alle strade che a quei personaggi sono dedicate.

* Per la pubblicazione se ne parlerà nel 2013. No, il titolo non lo rivelo neanche sotto tortura.

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Qualche considerazione a margine della presentazione del libro “La lingua dell’altro”, di Francesco Idotta

Non posso recensire il libro di Francesco Idotta, La lingua dell’altro (sottotitolo: Il problema del dialetto nell’apprendimento scolastico. Uno sguardo didattico-filosofico, edito da Città del Sole), che ancora non ho letto. Intendo però commentare la presentazione del volume curata dall’Associazione culturale “Terzo millennio” presso la scuola media statale “Vittorio Visalli”, perché ritengo che debba essere data più risonanza possibile alle manifestazioni fatte bene e perché sono convinto che i singoli e le associazioni, impegnati ad elevare il livello culturale della nostra cittadina, vadano sostenuti e incoraggiati a percorrere una strada parecchio accidentata. Chi fa parte di una qualsiasi associazione conosce le difficoltà che si incontrano quotidianamente: il tempo da sottrarre alla propria famiglia; la “crisi delle vocazioni” che, dopo il boom registrato a cavallo del nuovo millennio, ha visto sensibilmente calare il numero dei volontari; la penuria delle casse, alla quale, in un periodo di crisi economica e di sempre minori contribuiti pubblici al settore, si cerca di ovviare con l’autotassazione.

Ci si accorge dell’importanza delle cose e delle persone quando esse vengono meno. Che Sant’Eufemia avremmo senza la recita organizzata dal Terzo Millennio, senza la sagra della patata della Proloco, senza la colonia per i disabili dell’Agape, senza il défilé dell’associazione dei sarti? Cito quelle che, a mio avviso, sono tra le iniziative più riuscite, senza volere sminuire le altre, né dimenticare chi, anche al di fuori delle associazioni, svolge un’opera meritoria di promozione del territorio e di pedagogia civile. Ecco perché vedere, in un sabato di primavera, gente in piedi perché le poltrone del teatro erano tutte occupate, rigenera e induce all’ottimismo. Sì, c’è molta passività in giro, tanti trovano sempre qualcosa di meglio da fare. Però, se si pizzica la corda giusta, la comunità dà risposte positive. È evidente che Sant’Eufemia ha fame di cultura. Tutte le presentazioni di libri e i convegni storici o letterari svolti nell’ultimo quinquennio hanno sempre avuto un grande successo di critica e di partecipazione.

Il libro di Idotta tocca un argomento molto sentito. Senza pretendere di salire in cattedra per dire ai colleghi docenti come comportarsi, l’autore si sofferma sul linguaggio “dell’altro”, degli stranieri e dei bambini dialettofoni. Un problema che Idotta conosce bene per averlo affrontato nel corso di un decennio di scuola primaria, sperimentando metodi di insegnamento che hanno avuto riscontri incoraggianti. Una questione che è didattica, ma che rientra nella discussione più ampia sull’integrazione come approdo necessario per risolvere positivamente il dibattito sulla diversità delle culture che si incontrano (e si scontrano) in un Mediterraneo restituito all’antica centralità.

Prima delle conclusioni dell’autore, Rossella Morabito ha catturato l’attenzione del pubblico con una relazione brillante e autorevole, centrata sul tema e ricca di suggestioni letterarie, riferimenti qualificati e rimandi ad ulteriori approfondimenti. A dare “colore” all’iniziativa, la lettura di alcuni brani del libro (Martina Napoli, Enza Saccà, Iole Luppino), la rappresentazione “alla Terzo Millennio” di una poesia dialettale (Enzo Fedele, Paolo Occhiuto, Eurema Pentimalli) e due arie della “Cavalleria Rusticana”, eseguite dal soprano Giuseppina Violani e dal tenore Francesco Tripodi. In chiusura, la serie di interventi del pubblico ha attestato la legittimità della soddisfazione espressa dal presidente Francesco Luppino (“anche questa volta, ci abbiamo azzeccato”).

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Convegno sull’Unità d’Italia

In collaborazione con l’Istituto superiore “Enrico Fermi” di Bagnara Calabra, l’associazione “Terzo Millennio” ha organizzato un convegno che si svolgerà domenica 20 marzo alle 17.00, presso il teatro della scuola media “Vittorio Visalli”: 1861-2011. Risorgimento nazionale e Risorgimento locale nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Introdurranno i lavori Francesco Luppino, presidente dell’associazione e coordinatore dell’iniziativa, e Angela Maria Palazzolo, dirigente scolastico dell’Istituto “Fermi”. Seguiranno poi i saluti delle autorità: il sindaco di Sant’Eufemia, Vincenzo Saccà; il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Sant’Eufemia, Giuseppe Gelardi; il coordinatore dell’ambito territoriale del Miur per Reggio Calabria, Vincenzo Geria; il consigliere provinciale Carmine Alvaro; il consigliere regionale Luigi Fedele. Quindi, avrà inizio il convegno vero e proprio, moderato da Rosario Monterosso, professore di Storia e Filosofia legato a Sant’Eufemia dai tanti anni di insegnamento nel locale liceo. Il primo intervento sarà “Il Risorgimento e la parola. L’identità nel linguaggio dell’altro”, di Francesco Idotta, professore di Storia e Filosofia al “Fermi”. Seguirà la mia riflessione su “Accentramento o decentramento? L’unificazione amministrativa dello Stato”; quindi, “Vittorio Visalli e il Risorgimento in Sant’Eufemia d’Aspromonte”, di Carmela Cutrì, professoressa di lettere al “Fermi”; infine, la relazione di Giuseppe Caridi, professore ordinario di Storia moderna all’Università di Messina e presidente della Deputazione di storia patria: “Il Risorgimento a Reggio e in Calabria”. È previsto inoltre un intermezzo musicale, eseguito dal soprano Giuseppina Violani, dal maestro di violino Francesco Russo e dalla professoressa di pianoforte Melania Scappatura.
La celebrazione del 150º anniversario dell’Unità d’Italia può aiutare a riscoprire il valore dell’identità nazionale che le risse quotidiane dell’ultimo ventennio hanno parecchio infiacchito. Ma rappresenta anche un’occasione unica per portare alla luce fatti e circostanze del Risorgimento locale purtroppo noti soltanto a pochi appassionati, e che invece meriterebbero una più ampia divulgazione.
A volte sembra che il nostro paese non abbia storia, ma basterebbe soltanto uno studio della toponomastica eufemiese per capire da dove veniamo, cosa siamo stati e quanto abbiamo amato la libertà. Carlo Muscari, uno dei 15 calabresi giustiziati in piazza Mercato a Napoli il 6 marzo 1800, alla caduta del Repubblica Napoletana; Ferdinando De Angelis Grimaldi, comandante della Terza divisone siculo-calabra durante i moti del 1848, condannato a morte dal tribunale borbonico; Francesco Pentimalli, condannato a 19 anni per gli stessi avvenimenti. Tre grandi eufemiesi, tre vie, ma anche tre martiri della libertà pressoché sconosciuti. Così come la trentina di condannati a pene dai tre ai diciannove anni per i moti risorgimentali che non sono ricordati neanche con una minuscola lapide.
Il fatto che nessuno ci abbia mai pensato non è un buon segnale. Le belle pagine della nostra storia andrebbero ricordate, ma per coltivare la memoria e avvicinare le giovani generazioni allo studio delle proprie radici occorre anche l’impegno delle istituzioni. La realizzazione di un archivio storico comunale, tanto per fare un esempio concreto, consentirebbe la consultazione di moltissimi documenti (altrimenti visionabili soltanto presso l’archivio di Stato di Reggio Calabria) che sono “custoditi” anche nel nostro comune, sepolti sotto la polvere negli scantinati del palazzo municipale.

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