Viva il 25 aprile, sempre e per tutti

Anni fa Claudio Magris scrisse che “è triste dovere difendere la Resistenza”. Eppure tocca farlo, nonostante l’evidenza dell’elemento discriminante nella valutazione del fatto storico: c’era una parte giusta e una parte sbagliata.
Da un lato, coloro che sacrificarono anche la vita per scacciare i nazi-fascisti dal suolo italiano e per cancellare i vent’anni di dittatura culminati con la vergogna delle leggi razziali e l’ingresso dell’Italia in guerra. Uomini e donne di diversa estrazione politica (comunisti, cattolici, socialisti, azionisti, liberali, repubblicani, monarchici) che “salirono in montagna” per riscattare anche chi non si era opposto a due decenni di violenza e soppressione di ogni libertà: «Abbiamo combattuto assieme – dichiarò Arrigo Boldrini, il mitico “comandante Bulow” – per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro».
Dall’altro, gli adoranti sostenitori del buffone in fez: «Abbiamo vinto noi – spiegò Vittorio Foa al repubblichino Giorgio Pisanò – e sei diventato senatore; se aveste vinto voi io sarei morto o sarei finito in galera». Per questo – se ne faccia una ragione il presidente del Senato, Ignazio La Russa – non si possono mettere sullo stesso piano coloro che lottavano per la libertà e i seguaci del nazifascismo. E anche se la Resistenza si è macchiata di eccessi e di crimini, ciò non scalfisce la grandezza storica, politica e morale di quella lotta, che rappresenta l’evento fondante della Repubblica italiana.
Fortunatamente, per un La Russa a Palazzo Madama, possiamo contare al Quirinale sulla confortante presenza di Sergio Mattarella. Anche oggi il capo dello Stato italiano ha colto l’occasione della ricorrenza per ribadire con forza l’importanza della memoria storica: «Lo scrittore statunitense William Faulkner – ha ricordato nel suo intervento a San Severino Marche – ammoniva che “il passato non è mai morto, non è neanche passato”. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!».
L’incitamento finale, che riprende la chiusura della celebre lapide “ad ignominia” dedicata da Piero Calamandrei al criminale di guerra Albert Kesserling, è ancora sangue pulsante.
Proprio per questo fa rabbia e indigna il fascismo dei sedicenti antifascisti che nei cortei bruciano le bandiere dell’Unione europea. Unione, per inciso, nata dall’antifascismo.
Fa rabbia e indigna l’allontanamento dai cortei di chi porta la bandiera dell’Ucraina, da cinque anni vittima dell’aggressione russa.
Fanno rabbia e indignano le contestazioni alla Brigata Ebraica e quel “siete solo saponette mancate” rivolto ai discendenti di coloro che, nei campi di concentramento, furono davvero trasformati in saponette.

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